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Accordo per una chimica sostenibile


Maggiore informazione e ricerca nella collaborazione tra WWF e Società Chimica Italiana.

La chimica ha permesso di raggiungere importanti successi nel campo della medicina, dell’industria e della disponibilità di una serie amplissima di prodotti di uso quotidiano.
Ma non bisogna dimenticare il rovescio della medaglia: ad esempio la diffusione di tantissimi composti chimici prodotti dall’uomo che i sistemi naturali non sono in grado di “metabolizzare” e che persistono nell’ambiente e nel nostro organismo.  Si stima che siano stati immessi nei sistemi naturali oltre 80.000 composti chimici, i cui effetti sui sistemi naturali e sulla salute dell’uomo non sono noti in dettaglio nella maggior parte dei casi.Alla chimica inoltre sono spesso associati tra i peggiori disastri ambientali degli ultimi decenni.

Lo sviluppo della chimica, una chimica sostenibile, tuttavia può contribuire anche alla salvaguardia dell’ambiente.

Sostenendo questa convinzione è stato firmato nei giorni scorsi a Roma l’accordo tra  l’associazione ambientalista WWF Italia e la Società Chimica Italiana (SCI), la società scientifica di tutta la  chimica italiana che annovera oltre 4.500 iscritti, provenienti da ogni settore della chimica, che svolgono ricerca e sono attivi nelle università, negli enti di ricerca, negli organi di controllo, nelle industrie e nelle scuole.

Il nuovo “laboratorio” nasce dalla consapevolezza dell’importanza di una corretta informazione delle conoscenze scientifiche prodotte dalla chimica e dalla necessità di promuovere e diffondere la migliore ricerca nel campo della chimica “sostenibile”, per contribuire ad orientare le scelte dell’industria chimica e trovare soluzioni per migliorare la qualità della vita umana e mantenere e rafforzare la vitalità dei sistemi naturali.

Inoltre WWF e SCI concordano il comune impegno, nelle loro azioni di comunicazione, a "tenere separati gli avanzamenti della chimica in quanto scienza dagli effetti potenzialmente nocivi per gli ambienti e gli esseri viventi di sue eventuali applicazioni, contrastando quindi l’instaurarsi ed il perdurare del preconcetto “chimica nociva”".

 “Esistono nuove frontiere della ricerca in grado di invertire la rotta di una crescente contaminazione dei sistemi naturali del nostro pianeta – sottolinea Francesco De Angelis, Presidente della SCI - Sono le frontiere della chimica sostenibile, della cosiddetta Green Chemistry, della ricerca nella chimica bioimitativa o biomimetica. Ciò è già avvenuto più volte in passato (basti pensare alla sostituzione dei CFC responsabili dell’assottigliamento della fascia dell’ozono o all’eliminazione del piombo nei carburanti), ed oggi gli sforzi in tale direzione sono ancora maggiori: dalla ricerca di sostituti dei ritardanti di fiamma attualmente utilizzati (eteri polibromurati) agli studi sul “sequestro chimico” dell’anidride carbonica dispersa in atmosfera, dall’impiego di particolari solventi a totale recupero, all’uso di reagenti non inquinanti.”

L’accordo prevede che la SCI fornisca supporto scientifico al WWF relativamente a tutti gli avanzamenti nel campo della green chemistry, della chimica sostenibile e delle ricerche di chimica legate alle problematiche ambientali ed alle loro soluzioni.

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