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Allarme Onu, riscaldamento pianeta non si fermerà


Impegni paesi coprono solo 60% obiettivi; Wwf, Italia non ha piano

Difficile, se non quasi impossibile, frenare la febbre del Pianeta. Anche se tutti i Paesi rispetteranno gli impegni piu' consistenti assunti lo scorso anno alla Conferenza mondiale di Copenaghen sul clima, il loro sforzo riuscira' a coprire solo il 60% dei tagli di gas serra necessari per mantenere il riscaldamento globale entro il limite dei due gradi. Limite critico, questo, identificato dagli scienziati, oltre il quale aumenteranno disastri naturali, siccita', fame, estinzione di specie vegetali e animali.

L'allarme e' contenuto nel nuovo rapporto del Programma Onu per l'Ambiente (Unep), realizzato in collaborazione con oltre 30 scienziati di diversi istituti di ricerca internazionali, in vista della prossima conferenza Onu sul clima a Cancun, in Messico, dal 29 novembre al 10 dicembre.

Da qui l'appello dell'Unep ai Governi a fare di piu'. Considerando anche che, in base a uno studio inglese dell' Universita' di Exeter e di East Anglia, nonostante la crisi economica, le emissioni di anidride carbonica nel 2010 si avviano a un aumento del 3% rispetto al 2009 a causa dei paesi a economie emergenti (+8% Co2 in Cina e +6,2% in India). Per quanto riguarda l'Ue, secondo la fotografia scattata da Wwf e istituto Ecofys nel 'Climate policy tracker', il nuovo sistema di monitoraggio messo a punto per valutare le eco-politiche, questo si traduce nella necessita' di triplicare gli sforzi per arrivare ad un'economia a basso contenuto di carbonio entro il 2050.

La classifica Wwf-Ecofys, vede ai primi quattro posti Germania, Danimarca, Irlanda e Svezia, che nonostante tutto, raggiungono solo la meta' degli obiettivi mentre l'Italia e' a meta' classifica nel gruppo di Paesi posizionati tra i buoni e i cattivi, solo grazie al conto energia per il fotovoltaico. ''Il sostegno alle energie rinnovabili - ha detto Niklas Hohne, direttore delle politiche su energia e clima dell' istituto Ecofys - e' quello piu' diffuso in Europa e mostra progressi, mentre efficienza energetica, trasporti e industria rimangono indietro''.

Nel caso dell'Italia, investire ora nel nucleare, ha sottolineato Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del Wwf Italia ''significa togliere risorse alle rinnovabili e alla green economy in generale''. E l'Italia, per Midulla, ''e' l' unico Paese Ue che non raggiungera' gli obiettivi di Kyoto nonostante la crisi e che non ha una strategia''.

Sul fronte globale, l'invito del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, e' quello di ''fare ulteriori progressi nei negoziati e negli sforzi di riduzione delle emissioni. Non c'e' tempo da perdere''. Secondo gli esperti Unep, perche' sia compatibile con il target dei due gradi, la stima della produzione di gas serra deve fermarsi a quota 44 miliardi di tonnellate di CO2 entro il 2020, mentre gli impegni attuali possono arrivare ad un massimo di 49 nel migliore dei casi. Se invece venissero realizzati solo i tagli minimi annunciati e non fossero stabilite regole durante i negoziati, i gas serra toccherebbero quota 53 miliardi di tonnellate. Con le promesse di riduzione dopo l'accordo di Copenaghen, la riduzione massima che si potra' ottenere a livello globale al 2020 sara' attorno a 3 miliardi di tonnellate.
 
Fonte: Ansa

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