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Brasile, terra di spammer


A rivelarlo uno studio della spagnola Panda Security. Il paese verdeoro è il più attivo nella distribuzione di spam nel mondo. Mentre un altro studio sancisce che Seattle è un postaccio: almeno online

C'è un post apparso recentemente sul blog ufficiale di Panda Security, la società spagnola impegnata dal 1990 nella lotta a virus, spyware e altre malignità informatiche. Un breve articolo che si è posto un fondamentale interrogativo: chi sono i maggiori responsabili delle ormai invasive attività di spamming?

Un approccio d'analisi che è quindi andato al di là dell'aspetto prettamente tecnologico, interrogandosi sulla provenienza dei milioni di messaggi truffaldini che ogni giorno riempiono le caselle di posta elettronica dei netizen. Per iniziare, gli esperti di Panda Security hanno dichiarato che sono stati circa 5 i milioni di messaggi analizzati nel primo bimestre del 2010.

Cinque milioni di email che sono state inviate da circa un milione di indirizzi IP diversi, con una media di cinque messaggi spediti da ogni indirizzo. Gli esperti spagnoli sono quindi riusciti a geolocalizzare questi indirizzi IP, ottenendo la loro approssimativa posizione sul globo.

Brasile, India, Corea, Vietnam e Stati Uniti si sono così rivelate le nazioni più prolifiche nella distribuzione mondiale di spam. Il paese sudamericano si è piazzato al primo posto della speciale classifica, con una quantità pari al 13,76 per cento di messaggi inviati. In particolare messaggi contenenti la promessa di incontri online piccanti con ragazze brasiliane.

Seguono poi l'India, con il 10,98 per cento, e la Repubblica Coreana con il 6,32 per cento. Seoul si è rivelata la città più attiva da questo punto di vista, seguita a ruota da Hanoi, Nuova Delhi, Bogotà, San Paolo e Mumbai. E, a proposito di metropoli delle malignità informatiche, Seattle si è piazzata al primo posto in una speciale classifica stilata dall'azienda di sicurezza Norton. Ovvero quella delle città statunitensi più esposte al cybercrimine.

Una minaccia diffusa che, secondo Norton, costerebbe agli statunitensi una cifra pari a 560 milioni di dollari (relativi all'anno 2009). La classifica è stata stilata in base a svariati criteri come il numero dei netizen connessi in città, quello degli hotspot pubblici e soprattutto il comportamento mostrato online dagli abitanti. Seattle sarebbe un postaccio da cyberfrequentare, molto meglio trasferirsi ad El Paso, Texas, prima tra i luoghi più sicuri del web a stelle e strisce.
 
Fonte: Punto Informatico

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