Clima: riunione Bonn, conto rovescia Cancun
Al via a Bonn un nuovo round di lavori sul testo di un nuovo accordo sull'emergenza clima, per il taglio dei gas serra, prima dell'ultimo incontro di ottobre in Cina e dell'appuntamento decisivo, la 16/a Conferenza Onu sul clima (Cop 16) di Cancun, previs
Dal 2 al 6 agosto a riunirsi saranno due gruppi di lavoro: uno che si occupa degli ulteriori impegni da assumere da parte dei paesi sviluppati, nell'ambito del Protocollo di Kyoto, e uno che coinvolge tutti i paesi, inclusi Cina e Usa, che si occupa di "azioni di cooperazione a lungo termine". Si tratta di un incontro tecnico, dove si cercherà di snellire i testi negoziali. Ormai trovare un'intesa globale per il periodo successivo alla scadenza del protocollo di Kyoto è diventata una corsa contro il tempo: per questo il nuovo segretario esecutivo della Unfccc (Convenzione quadro dell'Onu sui cambiamenti climatici), Christiana Figueres, insediata agli inizi di luglio al posto del dimissionario Yvo de Boer, ha messo a punto una serie di proposte per "alleggerire" le procedure e velocizzare la ratifica dei prossimi accordi.
Il rischio è quello di ritrovarsi alla scadenza del protocollo di Kyoto in un pericoloso vuoto normativo, che non solo renderebbe vani gli sforzi di anni di lavoro della convenzione Onu, ma farebbe andare in crisi il cosiddetto "mercato del carbonio", che incentiva uno sviluppo amico dell'ambiente. Di fatto, le posizioni fra i diversi schieramenti sembrano ancora lontane. In occasione degli ultimi negoziati che si sono tenuti a Bonn, nel giugno di quest'anno, il testo della bozza di accordo è stato definito "squilibrato" dal Gruppo di 77 paesi in via di sviluppo più la Cina. Secondo molti di questi paesi, l'onere dei tagli delle emissioni colpisce troppo i paesi più poveri e non abbastanza quelli ricchi. Tra questi ultimi, gli Stati Uniti hanno definito "inaccettabili" alcuni elementi del testo, mentre l'Ue ha espresso "preoccupazioni".
E mentre gli Usa hanno messo in un cassetto la legge sul clima, annunciata nella Conferenza sul clima di Copenaghen, la Ue ad ottobre, al Consiglio dei ministri dell'Ambiente, dovrebbe aprire un confronto sul possibile cambio dell'obiettivo di riduzione dei gas serra, dal 20% al 30% entro il 2020. La proposta vede a favore il blocco Francia, Germania e Gran Bretagna e fra quello dei contrari, l'Italia. Intanto nel 2009, secondo una stima dell'Agenzia di valutazione ambientale olandese (Netherlands environmental assessment agency - PBL), le emissioni prodotte dai combustibili fossili sono rimaste costanti, per la prima volta dal 1992. La CO2 prodotta dai paesi in via di sviluppo come India e Cina ha annullato le riduzioni di quelli industrializzati. In questi ultimi le emissioni sono calate del 7%, contro un aumento di Cina e India, rispettivamente del 9% e del 6%, nonostante il raddoppio dell'energia solare ed eolica, per il quinto anno consecutivo.
Il rischio è quello di ritrovarsi alla scadenza del protocollo di Kyoto in un pericoloso vuoto normativo, che non solo renderebbe vani gli sforzi di anni di lavoro della convenzione Onu, ma farebbe andare in crisi il cosiddetto "mercato del carbonio", che incentiva uno sviluppo amico dell'ambiente. Di fatto, le posizioni fra i diversi schieramenti sembrano ancora lontane. In occasione degli ultimi negoziati che si sono tenuti a Bonn, nel giugno di quest'anno, il testo della bozza di accordo è stato definito "squilibrato" dal Gruppo di 77 paesi in via di sviluppo più la Cina. Secondo molti di questi paesi, l'onere dei tagli delle emissioni colpisce troppo i paesi più poveri e non abbastanza quelli ricchi. Tra questi ultimi, gli Stati Uniti hanno definito "inaccettabili" alcuni elementi del testo, mentre l'Ue ha espresso "preoccupazioni".
E mentre gli Usa hanno messo in un cassetto la legge sul clima, annunciata nella Conferenza sul clima di Copenaghen, la Ue ad ottobre, al Consiglio dei ministri dell'Ambiente, dovrebbe aprire un confronto sul possibile cambio dell'obiettivo di riduzione dei gas serra, dal 20% al 30% entro il 2020. La proposta vede a favore il blocco Francia, Germania e Gran Bretagna e fra quello dei contrari, l'Italia. Intanto nel 2009, secondo una stima dell'Agenzia di valutazione ambientale olandese (Netherlands environmental assessment agency - PBL), le emissioni prodotte dai combustibili fossili sono rimaste costanti, per la prima volta dal 1992. La CO2 prodotta dai paesi in via di sviluppo come India e Cina ha annullato le riduzioni di quelli industrializzati. In questi ultimi le emissioni sono calate del 7%, contro un aumento di Cina e India, rispettivamente del 9% e del 6%, nonostante il raddoppio dell'energia solare ed eolica, per il quinto anno consecutivo.
Fonte: Ansa
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