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PUBBLIREDAZIONALE – La valutazione dello stress lavoro correlato


Criteri da seguire per la valutazione del rischio stress correlato al lavoro. A cura di P. Frasca (psicologo del lavoro) e Consorzio Infotel.

  
Criteri  da seguire per la valutazione del rischio stress correlato al lavoro. A cura di P. Frasca (psicologo del lavoro) e Consorzio Infotel.
 
L'operazione di valutazione di un rischio e delle conseguenti misure di prevenzione e di protezione è un'operazione complessa che va dal generale al particolare e per questo può richiedere più livelli di approfondimento. A questa logica non sfugge la valutazione del rischio stress correlato al lavoro. Anzi, proprio per la particolarità di questo tipo di rischio per il quale i segnali “oggettivi” non sono così evidenti e certi, come invece avviene, in genere, nel caso dei rischi fisici, il percorso di valutazione può richiedere passaggi successivi che, una volta evidenziata la presenza di potenziali fonti di rischio, permettano di identificarne con precisione la genesi e, quindi, anche i possibili effetti dannosi sui soggetti esposti.
Non si deve infatti trascurare il fatto che, a differenza di quanto accade per i rischi fisici per i quali gli effetti sono simili per tutti i soggetti esposti, nel caso dei rischi da stress lavoro-correlati sia la percezione del rischio, sia, a maggiore ragione, l'esperienza di stress possono essere assai diverse da persona a persona anche se le stesse operano nella medesima condizione e, dunque, sono esposte al medesimo stressor.
In base alle indicazioni contenute nell'Accordo europeo, una volta accertata l'esistenza di un rischio di stress correlato al lavoro, occorre intervenire per eliminarlo o, nel caso ciò non fosse possibile, per ridurlo e tenerlo sotto controllo in modo che non possa produrre conseguenze negative sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori. In proposito l'Accordo europeo del 2004 indica la necessità per le aziende di dotarsi di una politica antistress. In entrambi i casi il punto di partenza è una valutazione del rischio che permetta di identificare le fonti generatrici di rischio e di valutarne gli effetti dannosi sui lavoratori esposti. Dalla valutazione devono anche scaturire le misure di prevenzione e di protezione da adottare. Sotto questo aspetto il rischio stress non presenta differenze rispetto ai rischi fisici.
 
La matrice da utilizzare per la valutazione
La scelta di utilizzare una scala qualitativa di valutazione del rischio e non la matrice di rischio espressa dalla formula R = F x M (o P x D) comunemente utilizzata per i rischi fisici, deriva dal fatto che per il rischio stress è alquanto problematico stabilire un nesso di causalità certo tra esposizione al rischio, tipo di danno e gravità del danno. In particolare risulta difficile stabilire con la necessaria obiettività il valore di M, ossia la gravità delle conseguenze del rischio stress sulla salute dei soggetti esposti. Per ovviare a questo inconveniente si è dunque preferito adottare per il software Rischio stress l.c., una valutazione del rischio basata su una scala di valutazione qualitativa, desunta dalle linee guida europee sulla valutazione del rischio, che offre un dato di sintesi del prodotto dei due valori (P x D) associato agli effetti del livello di rischio trovato, cui si accompagna una sintetica indicazione degli effetti e delle misure da adottare. (demo rischio stress l.c.). 
 
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Fonte: Puntosicuro

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