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Sicurezza sul lavoro: il rischio elettrico e il rischio incendio


L'approfondimento mensile di Puntosicuro: indicazioni relative alla prevenzione del rischio elettrico e alla prevenzione e protezione del rischio incendio con particolare riferimento al comparto metalmeccanico. L’eliminazione o la riduzione del rischio e i piani di emergenza.

Per dare uno sguardo ad alcuni rischi relativi al settore metalmeccanico possiamo sfogliare il documento “Labor Tutor - Un percorso formativo sulla prevenzione dei fattori di rischio tipici del settore metalmeccanico”, un opuscolo realizzato dall’Inail in collaborazione con Enfea (Ente Nazionale per la Formazione e l’Ambiente) per migliorare la tutela della sicurezza e salute dei lavoratori nel comparto metalmeccanico.
 
I rischi di cui ci occupiamo oggi sono il rischio elettrico e il rischio incendio, due rischi che sono presenti in tutti i settori lavorativi. Infatti l’energia elettrica è impiegata dovunque, sia nei luoghi lavorativi sia nelle case, ed il pericolo di incendio negli ambienti di lavoro non può essere mai escluso a priori.
 
Rischio elettrico
Il documento ricorda che l’industria metalmeccanica “utilizza ampiamente l’energia elettrica, spesso a elevata potenza, per l’alimentazione: di macchine utensili, di sistemi di movimentazione carichi, di forni per trattamenti termici, ecc”.
I rischi correlati all’uso dell’energia elettrica sono relativi a:
- contatto (elettrocuzione);
- arco elettrico (si verifica quando una persona, non isolata da terra, si trova vicino a un conduttore ad alta tensione);
- surriscaldamento di organi meccanici o superfici;
- innalzamento temperature ambientali (microclima);
- incendio;
- inquinamento elettromagnetico;
- esposizione a policlorobifenili (i policlorobifenili, PCB, sono stati ampiamente utilizzati come additivi degli oli diatermici nei grandi trasformatori: sono classificati come sostanze tossiche e sospette cancerogene).
 
La prevenzione del rischio elettrico nell’industria metalmeccanica passa attraverso l’eliminazione del rischio: “laddove possibile, è auspicabile la sostituzione di utensili elettrici con altri funzionanti ad aria compressa”.
Tuttavia per le lavorazioni “dove viene richiesta una forza meccanica superiore a quella che l’aria compressa è in grado di fornire, l’uso dell’energia elettrica è d’obbligo, quindi si dovrà ricorrere a impianti sicuri, progettati ed installati da personale altamente qualificato. Tali impianti dovranno avere opportuni isolamenti e sistemi di protezione attiva (interruttore differenziale, magnetotermico, ecc.)”.
Altre indicazioni per la prevenzione del rischio:
- “ove esistono lavorazioni che comportano la presenza di solventi e/o polveri, gli impianti elettrici dovranno avere caratteristiche antideflagranti;
- dovrà essere svolto un programma di verifica e manutenzione periodica (verifica delle condizioni di degrado delle condutture e contatti elettrici, ecc.);
- l’organizzazione del lavoro, il posizionamento delle macchine, dei passaggi, ecc., dovrà essere tale da evitare che cavi, condutture, quadri, ecc., possano essere danneggiati involontariamente e inconsapevolmente dal passaggio di carrelli o dalle lavorazioni in corso”.
È evidente che al di là degli interventi tecnici è indispensabile “un’opera capillare di educazione” per informare e formare i lavoratori e evitare imprudenze nell’uso degli strumenti elettrici.
 
In sintesi queste sono le misure per la prevenzione del rischio elettrico:
- “sostituzione degli strumenti elettrici con altri ad aria compressa;
- impianti sicuri;
- impianti elettrici antideflagranti;
- isolamenti e sistemi di protezione attiva;
- verifica e manutenzione degli impianti;
- organizzazione del lavoro;
- formazione degli addetti”.
Il documento ricorda che in riferimento al rischio elettrico, “l’uso di dispositivi di protezione individuali è da considerarsi poco praticabile, in quanto non esistono dispositivi idonei, se non per lavoratori specificatamente dedicati (es. manutentori di linee elettriche)”.
 
Rischio incendio
Sappiamo che per lo sviluppo di un incendio sono necessarie tre diverse condizioni: “la presenza contemporanea del combustibile e del comburente e la presenza di una sorgente di calore. Venendo a mancare anche una sola di queste condizioni, la combustione non avviene e, se l’incendio è già in atto, si estingue”.
 
Nel documento Inail gli autori, dopo aver affrontato le cause più frequenti del rischio d’incendio e la classificazione degli incendi, si soffermano sulle misure preventive.
 
Per la riduzione della probabilità di insorgenza di un incendio “si deve operare principalmente disciplinando l’impiego di materiali infiammabili, riducendo il carico d’incendio e garantendo, negli ambienti di lavoro, un maggior ordine e una costante pulizia. Gli impianti elettrici devono essere realizzati nel rispetto della normativa ed essere manutenuti con assiduità. I materiali utilizzati per gli arredi devono essere ininfiammabili. Deve essere predisposta idonea segnaletica, con particolare riferimento al divieto d’uso di fiamme libere e di fumare nelle zone pericolose”.
 
È invece possibile minimizzare i danni in caso d’incendio attraverso piani di emergenza, uscite di emergenza, scale protette, evacuazione di fumo e calore.
Il piano di emergenza non deve essere generico e deve considerare tutti gli aspetti e le conseguenze possibili. Deve essere “adattato alla realtà considerata e deve comprendere anche un piano per l’evacuazione”. Il piano di evacuazione “dovrà prendere in considerazione l’eventuale presenza di persone disabili. Ogni operatore deve sapere come comportarsi in caso di emergenza e gli addetti alle squadre di emergenza devono essere adeguatamente istruiti, formati e addestrati”.
Non bisogna dimenticare che in ogni azienda è obbligatoria la designazione dei lavoratori addetti alle squadre di emergenza. Inoltre almeno una volta all’anno “deve essere effettuata un’esercitazione che preveda una prova d’evacuazione, necessaria per mettere in pratica quanto appreso teoricamente e per mantenere viva l’attenzione. L’esercitazione pratica consentirà, inoltre, di verificare l’efficacia di quanto previsto nel piano di emergenza”.
Riguardo alle vie di fuga in ogni ambiente di lavoro “devono essere sempre previste una o più uscite di emergenza. Nel caso di sviluppo su più piani, devono essere realizzate scale protette”.
Inoltre per limitare gli effetti e i pericoli relativi al fumo e al calore che si sprigionano durante un incendio, “gli ambienti dovranno essere dotati di idonee aperture o impianti per l’evacuazione dei fumi e del calore”.
 
Infine è da prevedere un adeguatosistema di segnalazione e di allarme, che consenta un conseguente intervento immediato in caso d’incendio.
 
In conclusione ricordiamo brevemente, dopo aver parlato di prevenzione, le misure protettive attuabili:
- provvedimenti atti a ridurre la probabilità di propagazione dell’incendio: ad esempio la “realizzazione di muri tagliafuoco, di sistemi di compartimentazione e di bacini di contenimento. La previsione, in sede di progetto dell’edificio e/o di organizzazione delle postazioni di lavoro, di adeguate distanze di sicurezza, riduce sensibilmente il rischio di propagazione”;
- impianti e attrezzature per lo spegnimento di incendi con riferimento alle varie modalità di estinzione (meccanica, soffocamento, raffreddamento, ...) agendo su “una o più delle tre condizioni indispensabili per lo sviluppo della reazione di combustione (combustibile, comburente, temperatura)”.
        
Inail, “Labor Tutor - Un percorso formativo sulla prevenzione dei fattori di rischio tipici del settore metalmeccanico”, realizzato in collaborazione con Enfea, edizione 2011, pubblicato nel mese di marzo 2012 (formato PDF, 6.33 MB).

A cura della redazione di PuntoSicuro

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