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Sicurezza sul lavoro: la prevenzione del rischio chimico


L'approfondimento mensile di Puntosicuro: Indicazioni relative alla prevenzione del rischio chimico nel mondo del lavoro con particolare riferimento al comparto metalmeccanico. Classificazione degli agenti chimici, azioni preventive, valutazione del rischio e valori limite.

Sono numerose le attività lavorative in cui è in agguato il rischio chimico. Sono infatti molti gli agenti chimici in grado di provocare veri e propri infortuni di lavoro o di favorire l’insorgere di un gran numero di malattie professionali. Alcuni dati, relativi al periodo 2005-2009, mostrano che le denunce di malattie professionali da agenti chimici arrivano a circa il 10% delle denunce totali pervenute all’Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail).
 
Su rischio chimico e prevenzione si sofferma un opuscolo realizzato dall’Inail in collaborazione con Enfea (Ente Nazionale per la Formazione e l’Ambiente) per migliorare la tutela della sicurezza e salute dei lavoratori nel comparto metalmeccanico: “Labor Tutor - Un percorso formativo sulla prevenzione dei fattori di rischio tipici del settore metalmeccanico”.
 
Il documento ricorda che per agente chimico s’intende una sostanza o una miscela, naturale o di sintesi, che può presentarsi in forma solida, liquida o gassosa.
Un agente chimico può essere stabile o presentare caratteristiche di reattività spontanea:
- i composti stabili, “in condizioni normali (temperatura e pressione ambientali), mantengono la propria natura e, per reagire con altri composti, devono essere sottoposti a processi specifici”;
- i composti instabili “reagiscono e/o si legano con altri anche in condizioni normali; essi hanno, quindi, delle reazioni spontanee. Pur mantenendo in comune un certo livello di pericolosità, i secondi sono chiaramente molto più pericolosi, perché reagiscono immediatamente anche con i tessuti biologici con i quali possono eventualmente venire a contatto”.
 
Nel mondo del lavoro si sottolinea che la produzione chimica, la lavorazione e l’uso dei prodotti chimici “espongono i lavoratori a un rischio molto elevato di infortuni e malattie professionali”.
I prodotti classificati come pericolosi per l’uomo si distinguono, sulla base del loro effetto, in:
- “esplosivi: possono esplodere, detonare o deflagrare anche senza l’azione dell’ossigeno atmosferico;
- comburenti: a contatto con altre sostanze, soprattutto se infiammabili, provocano una forte reazione esotermica;
- infiammabili: vi rientrano i materiali con diverso grado di infiammabilità e sono classificati in estremamente infiammabili, facilmente infiammabili e infiammabili;
- tossici o molto tossici: possono essere letali oppure provocare lesioni acute o croniche in piccola o piccolissima quantità;
- nocivi: possono essere letali oppure provocare lesioni acute o croniche;
- corrosivi: possono esercitare nel contatto con tessuti vivi un’azione distruttiva;
- irritanti: possono produrre a contatto diretto, prolungato o ripetuto con la pelle o le mucose, una reazione infiammatoria;
- sensibilizzanti: possono dar luogo a una reazione di ipersensibilizzazione, per cui una successiva esposizione produce reazioni avverse caratteristiche;
- cancerogeni: possono provocare il cancro o aumentarne la frequenza;
- mutageni: possono produrre difetti genetici ereditari o aumentarne la frequenza;
- tossici per il ciclo riproduttivo: possono provocare o rendere più frequenti effetti nocivi non ereditari nella prole o danni a carico delle funzioni o delle capacità riproduttive maschili o femminili;
- pericolosi per l’ambiente: qualora si diffondano nell’ambiente, presentano o possono presentare rischi immediati o differiti per una o più componenti ambientali”.
 
La risposta del nostro organismo a un agente chimico presente nell’ambiente di lavoro può essere condizionata da fattori molti diversi:
- proprietà fisico-chimiche della sostanza/miscela: polarità delle molecole, volatilità, tipo di formulazione, modalità di interazione, concentrazione ambientale, durata dell’esposizione, vie di penetrazione nell’organismo, velocità di penetrazione nell’organismo;  
- fattori biologici: età, sesso, velocità di metabolizzazione, presenza di malattie, presenza nell’organismo di diverse “barriere” che la sostanza deve superare per giungere all’apparato su cui esplica la propria attività tossica; 
- fattori ambientali: temperatura e umidità; presenza contemporanea di più sostanze che può interferire nel loro metabolismo (effetti sinergici).
In particolare nel settore metalmeccanico il rischio chimico è correlato specialmente ad alcune attività: operazioni di saldatura; lavorazione di pezzi su macchine utensili, con uso di fluidi lubrorefrigeranti; sgrassaggio di pezzi con uso di solventi; verniciatura; galvanica.
 
In tutte le fasi lavorative che prevedono l’utilizzo di agenti chimici o che producono sottoprodotti o emissioni chimiche, sono necessarie azioni preventive per eliminare e/o ridurre l’esposizione dei lavoratori:
- “sostituire il/i prodotto/i pericoloso/i con altre sostanze, comunque valide, ai fini della lavorazione”: la sostituzione di materie prime e/o intermedi “deve avvenire anche se quelle alternative hanno maggiori costi o sono di minore praticità”;
- “adottare sistemi produttivi a ciclo chiuso: 
- adottare sistemi di aspirazione e filtrazione localizzata;
- isolare le lavorazioni a rischio;
- ridurre al minimo i lavoratori esposti ad agenti chimici;
- adottare un adeguato sistema di ventilazione generale;
- effettuare una periodica igiene e pulizia degli ambienti;
- disporre il divieto di mangiare, bere e fumare nelle aree a rischio;
- disporre di dispositivi di protezione individuale: ricordando che l’uso di DPI deve essere complementare e non sostitutivo rispetto a quanto già indicato;
- informare e formare i lavoratori”: non solo i lavoratori devono essere informati e formati sui rischi, ma deve essere redatta una “procedura di comportamento che riporti le modalità di utilizzo dei prodotti pericolosi, le norme di comportamento in caso di contaminazione accidentale, le norme igienico-sanitarie da seguire”.
Dunque se la sostituzione dei prodotti pericolosi non è possibile, il datore di lavoro deve impedire che il lavoratore sia esposto a questi prodotti mediante lavorazioni a ciclo chiuso, presidi di aspirazione e abbattimento di polveri, vapori e sostanze risultanti dalle lavorazioni.
 
Si sottolinea inoltre che l’applicazione di misure di prevenzione deve essere preceduta da una accurata analisi e valutazione del rischio chimico e della potenziale esposizione dei lavoratori.
Queste le attività necessarie per realizzare una corretta valutazione:
- “identificazione delle sostanze/miscele pericolose: strumenti base sono le etichette e le schede dei dati di sicurezza”. Il Decreto legislativo 81/2008 prevede inoltre all’articolo 36 che il datore di lavoro fornisca informazioni ai lavoratori sulle sostanze utilizzate, anche basandosi sul contenuto delle schede dati di sicurezza (schede articolate in 16 sezioni);
- “identificazione delle attività lavorative che espongono a rischio chimico, la loro durata, la loro frequenza;
- identificazione delle modalità di esposizione ad agenti chimici;
- misurazione quantitativa dell’esposizione dei lavoratori attraverso il monitoraggio ambientale e/o quello biologico”: il monitoraggio ambientale valuta la presenza di una sostanza nell’aria (più raramente sulle superfici), mentre quello ambientale valuta la presenza di una sostanza nell’organismo umano;
- “caratterizzazione della popolazione esposta, nel senso del numero di lavoratori esposti e dell’eventuale presenza di lavoratori ipersuscettibili;
- definizione e verifica delle misure protettive e degli equipaggiamenti adottati;
- sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti”: i controlli sanitari “dovranno essere mirati agli organi bersaglio, se conosciuti, e dovranno essere condotti in modo da fornire ai lavoratori l’informazione sul significato e i limiti della sorveglianza sanitaria, sui fattori favorenti l’instaurarsi della malattia, sul riconoscimento precoce dei sintomi ad essa riferibili, sul corretto uso dei mezzi di protezione individuale, sulle corrette procedure di lavoro”.
 
Infine è bene sottolineare che l’esposizione dei lavoratori non deve superare i valori limite (TLV, Threshold Limit Values, o VLEP, Valori Limite di Esposizione Professionale): sono i valori di concentrazione nell’aria “al di sotto del quale la maggior parte dei lavoratori può operare ripetutamente giorno dopo giorno, senza effetti dannosi”. In Italia esistono valori limite solo per un numero limitato di sostanze, valori che sono elencati nell’Allegato XXXVIII del Decreto Legislativo 81/2008 e s.m.i.
             
 
Inail, “Labor Tutor - Un percorso formativo sulla prevenzione dei fattori di rischio tipici del settore metalmeccanico”, realizzato in collaborazione con Enfea, edizione 2011, pubblicato nel mese di marzo 2012 (formato PDF, 6.33 MB).
 
 
A cura della redazione di PuntoSicuro  

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