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18/02/2009 - Come migliorare la sicurezza alimentare e qualificare i prodotti


Le norme tecniche al servizio della sicurezza alimentare: è questo il tema principale del convegno "Agricoltura e agroindustria: come migliorare la sicurezza alimentare e qualificare i prodotti" che si è tenuto martedì 20 gennaio presso la sede del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, organizzato dall'UNI in collaborazione con il CNEL.
L'attività di normazione tecnica di settore ha prodotto, negli ultimi anni, numerosi documenti nazionali e internazionali che possono costituire un punto di riferimento per gli operatori agricoli e agroindustriali per migliorare i propri processi e offrire le necessarie garanzie al consumatore. Gli esempi più rappresentativi sono sicuramente il "pacchetto" costituito dalla versione italiana della norma UNI EN ISO 22005 sulla rintracciabilità nelle filiere agroalimentari, dalla UNI 11233 sui sistemi di produzione integrata nelle filiere, e dalla UNI 11219 sui sistemi di gestione per la qualità nelle imprese agricole.

Il vicepresidente del CNEL Vittorio Fini ha osservato che "il settore alimentare è particolarmente vicino al mondo della certificazione e continuerà ad esserlo sempre di più. Inoltre la sicurezza e la qualità sono elementi distintivi della nostra agricoltura e agroindustria, oggi e con maggiore spinta domani. È il sistema delle imprese che ci sta credendo sempre di più in un mercato che rischia l'omologazione".

"Il CNEL ha focalizzato nel recente passato la sua attenzione sulla tematica della sicurezza alimentare, tanto da, dopo un accurato coinvolgimento delle diverse parti interessate, essere arrivato alla firma del Patto per la Sicurezza Alimentare ? ha ricordato Albino Gorini, consigliere CNEL. Lo scopo del Patto era, per le organizzazioni firmatarie, di sottoscrivere accordi volontari di filiera (latte e suoi derivati, carne, prodotti ittici, ortofrutta) che consentissero una maggiore trasparenza e informazione ai consumatori e miglior qualità dei prodotti. Il CNEL si è inoltre adoperato per denunciare l'agro-pirateria, ovvero la contraffazione nel campo agricolo ed agro-industriale, e per promuovere lo sviluppo rurale e dei piccoli comuni verso produzioni tipiche, il cosiddetto "Manifesto di Matera".
Pertanto il fatto che il convegno si tenga al CNEL è una sorta di premio agli sforzi fatti nel passato per la sicurezza alimentare e la qualità dei prodotti ed uno stimolo per maggiori discussioni future in un campo vitale per l'economia".

"Se centinaia di migliaia di imprese, operatori economici, prestatori di servizi - ha ricordato il presidente dell'UNI Piero Torretta - ogni giorno usano le norme per indirizzare la loro attività, se la loro utilità si riflette su milioni di consumatori e utilizzatori finali, è giusto ricordare che ciò è possibile grazie agli oltre 3.000 esperti che, solo a livello nazionale, ogni anno mettono a disposizione la propria esperienza per fare le norme (circa 1500 all'anno sono le norme che UNI pubblica, delle quali 85% di valore europeo). Analogamente, il settore agricolo e agroindustriale può contare su validi strumenti normativi per migliorare i processi produttivi e valorizzare la produzione.
La sicurezza alimentare - ha proseguito Torretta - è un diritto inviolabile di tutti i cittadini e un requisito obbligatorio per tutti gli operatori della filiera. Sistemi di gestione per la sicurezza alimentare, rintracciabilità nelle filiere, sistemi di produzione integrata, applicazione dei sistemi di gestione per la qualità nelle imprese agricole, sono solo alcuni dei titoli delle oltre 500 norme UNI elaborate dalla Commissione Tecnica "Agroalimentare" dell'UNI. Si deve all'impegno italiano se la recente norma UNI EN ISO 22005 "Rintracciabilità nelle filiere agroalimentari - Principi generali e requisiti di base per progettazione di sistemi e attuazione" ha visto la luce. Ben prima della pubblicazione del Libro Bianco della Commissione Europea sulla sicurezza alimentare e del Regolamento Europeo 178/2002 in Italia UNI aveva cominciato a discutere sulla necessità di disporre di una norma, ufficialmente riconosciuta, che trattasse i principi generali per la definizione ed attuazione di un sistema di rintracciabilità nelle filiere agroalimentari. Il risultato di questa attività è stata la norma UNI 10939 "Sistema di rintracciabilità nelle filiere agroalimentari", seguita poi dalla norma UNI 11020 "Sistema di rintracciabilità nelle aziende agroalimentari", entrambe portate all'attenzione mondiale e fatte diventare norma UNI EN ISO 22005: una norma tecnica che porta nelle aziende alimentari di tutto il mondo l'idea di 'rintracciabilità' nata in Italia. Un esempio, in un mondo sempre più globale e complesso di come poter essere protagonisti diretti alla soluzione dei problemi ed alla realizzazione di un maggior benessere della società.

"La rintracciabilità è fondamentale per la distribuzione, dove un ipermercato gestisce più di 60.000 referenze ed ha più di 3.000 fornitori - afferma Gianni Di Falco, Federdistribuzione- e in caso di crisi funge da primo punto di impatto per il consumatore e l'attività di controllo. L'efficacia dell'identificazione del problema, del ritiro e del richiamo del prodotto grazie a un buon sistema di rintracciabilità, permettono di ridurre gli effetti negativi delle crisi, aumentare la trasparenza dell'azienda e quindi la fiducia del consumatore".

"La valorizzazione del prodotto agricolo può essere ottenuta anche tramite una chiara riconoscibilità di particolari caratteristiche, come la produzione integrata, ovvero prodotti che sono realizzati utilizzando risorse e meccanismi di regolazione naturali in parziale sostituzione delle sostanze chimiche - afferma Luigi Tozzi, Confagricoltura - ciò può avvenire finalmente utilizzando la norma UNI 11233. Attualmente sono circa il 55% le aziende agricole che adottano metodi di agricoltura integrata ? prevalentemente nel settore ortofrutticolo - che finalmente hanno uno strumento chiaro e riconosciuto da poter utilizzare".
"Per l'industria di trasformazione la sicurezza è un prerequisito irrinunciabile: in Italia infatti l'industria alimentare impegna in attività di analisi e controllo circa 60.000 addetti (15% del totale) con un investimento di oltre 2 miliardi di euro. Ogni giorno si fanno 2,77 milioni di controlli. La norma UNI EN ISO 22005 facilita l'individuazione e la gestione delle emergenze da parte degli operatori e delle autorità, migliorando il controllo dei sistemi di produzione" afferma Enrico Marchetti, Federalimentare.

Clicca qui per visualizzare e scaricare i documenti - in formato PDF - presentati nel corso del convegno.

Per informazioni tecniche:
UNI
Divisione Beni di consumo e materiali
e-mail: beniconsumo@uni.com

Per informazioni commerciali:
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tel. 02 70024.200, fax 02 5515256
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