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Impianti a gas per uso domestico. Disposizioni di sicurezza (Parte II) |
| Ventilazione dei locali Al fine di comprendere meglio l’importanza della ventilazione, terzo argomento trattato dalla norma, è opportuno soffermarsi brevemente sulla "combustione". La combustione è una reazione chimica di ossidazione, con sviluppo di fiamma e di calore, tra una sostanza "combustibile" (gas naturale, gasolio, carbone, legna ecc.) ed una sostanza “comburente” (Ossigeno). Affinché la combustione avvenga in modo corretto è indispensabile che al processo partecipi la giusta quantità di aria e, in particolare, che sia presente la giusta percentuale di Ossigeno. Nel processo di combustione le molecole di Carbonio (C), e Idrogeno (H), presenti nel combustibile, reagiscono con l’Ossigeno (O), presente nell’aria, formando rispettivamente Anidride Carbonica (CO2) e Vapor d’acqua (H2O). Se la combustione avviene in difetto d’aria, cioè con una percentuale di Ossigeno inferiore a quella necessaria, la reazione del Carbonio potrebbe risultare incompleta e, anziché Anidride carbonica, potrebbero crearsi le condizioni per la formazione, nei prodotti della combustione, di Monossido di Carbonio (CO), un gas tossico e nocivo per l’organismo umano, anche se inalato in bassissime percentuali. Per questi motivi è quindi indispensabile che nei locali dove sono installati apparecchi di combustione che prelevano aria dall’ambiente (a camera di combustione aperta), alimentati con qualsivoglia combustibile, possa affluire almeno tanta aria quanta ne viene richiesta dalla regolare combustione. Al fine di soddisfare le condizioni sopra riportate, la norma UNI CIG 7129 prescrive l’obbligo di ventilare, in modo naturale e permanente, i locali nei quali sono installati apparecchi di tipo A, di tipo B e apparecchi di cottura. L’afflusso dell’aria nei locali deve avvenire, di regola, per via “diretta” mediante la realizzazione di: - aperture di ventilazione praticate su pareti esterne del locale stesso - condotti di ventilazione singoli o collettivi (questi particolari sistemi non sono tuttavia diffusi nel nostro paese). La ventilazione naturale diretta può essere effettuata per mezzo di un’apertura, di sezione pari ad almeno 6 cm2 per ogni kW di portata termica installata, con un minimo di 100 cm2, ubicata su una parete esterna del locale. L’apertura deve essere collocata in prossimità del pavimento ed essere protetta con griglie o reti metalliche. Se non fosse possibile collocare l’apertura nella posizione prescritta è consentita anche la realizzazione nella parte alta della parete. In tal caso la superficie di ventilazione deve essere aumentata del 50% (9 cm2 per ogni kW di portata termica installata). Qualora nel locale siano presenti apparecchi sprovvisti di dispositivi di rilevazione di fiamma sul piano di lavoro, l’apertura di ventilazione, necessaria per tali apparecchi, deve essere raddoppiata (12 cm2 per ogni kW di portata termica) e la superficie di ventilazione minima deve essere portata a 200 cm2. Nell’impossibilità di realizzare la ventilazione naturale diretta, la norma consente anche la ventilazione naturale indiretta, consente cioè di prelevare l’aria necessaria alla combustione da un locale adiacente. Affinché tale soluzione sia realizzabile, il locale adiacente deve comunque presentare tutti i requisiti richiesti per i locali ventilati in modo diretto, non deve essere adibito a camera da letto, non deve costituire parte comune dell’immobile né essere un locale con pericolo d’incendio (es. box). Il flusso di aria, dal locale adiacente al locale di installazione degli apparecchi, viene assicurato mediante aperture di ventilazione, aventi caratteristiche analoghe a quelle sopraccitate, realizzate su una parete divisoria o su una porta di comunicazione. In quest’ultimo caso, in alternativa a quanto sopraccitato, può essere semplicemente realizzata una maggiorazione della fessura tra la porta ed il pavimento. Come precedente |
| Fonte: UNI |
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UNI articolo del 05-06-03 |
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