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SICUREZZA
GAS, SENSORE GAS
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Sensore
Gas
La scelta del tipo di sensore gas corretto è fondamentale per
la buona riuscita di ogni impianto per rivelazione gas.
I parametri da tenere in considerazione non sono pochi, ma facilmente
riconoscibili da un attento osservatore ed evidenti agli occhi di ogni
installatore con l’esperienza dettata da anche nell’ambito
impiantistico gas di materiali diversi dai rivelatori di gas e analisi
della combustione.
Vogliamo qui prendere in considerazione le caratteristiche ambientali
che più di altre sono importanti da tenere in considerazione
per la buona riuscita dell’impianto gas in senso di affidabilità
e durata nel tempo.
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La prima questione è la più ricorrente e più facilmente
individuabile ma, per questo, non viene quasi mai considerata: la temperatura
ambientale.
Si sappia che un rivelatore di gas è costituito da una parte
di elettronica che ha dei limiti di funzionamento in senso di temperatura,
solitamente non superiore a 50°C e non inferiore a 15°C, condizioni
che appaiono quasi mai realizzabili ma che contrariamente alle aspettative
sono anche fin troppo comuni: basti pensare alla volta di una struttura
industriale (alta anche 8/9 metri) nel periodo estivo. Con temperature
al suolo di anche 35/40°C, per effetto della stratificazione dell’aria,
è facile immaginare che la temperatura limite di 50°C non
è così lontana da raggiungere.
Se a ciò aggiungiamo che diverse lavorazioni industriali prevedono
l’uso di gruppi termici di varia natura che contribuiscono al
calore ambientale, si ha la ragionevole certezza che in prossimità
del soffitto, posizione obbligata per il montaggio di sensori gas leggeri
(il più comune è il metano) la temperatura porterebbe
ad un cattivo funzionamento dell’apparecchio di rilevazione gas
e rilevatore gas.
Per questo, lo stratagemma adottato al fine di ovviare il problema,
è quello di utilizzare sensori gas specificatamente costruiti,
con la componentistica “sofferente” alle alte temperature
rispetto alla parte “sensibile” al gas, in una posizione
meno esposta al calore.
La seconda considerazione che osserviamo in quest’occasione, è
la presenza di sostanze cosiddette “velenose” o “inibitorie”.
Per spiegare il fenomeno, osserviamo il principio della rivelazione
di gas nell’intimo dell’elemento sensibile.
Se un gas infiammabile, quale il metano, brucia sulla superficie di
un catalitico o un pellistore (i due più comuni elementi sensibili
ai gas infiammabili), la reazione genera acqua e anidride carbonica.
Questi, si disperdono dal sensore di rilevazione gas e non causano problemi
d’alcun genere. Molti gas infiammabili generano lo stesso tipo
di comportamento, quando bruciano.
Ad ogni modo, questo non è il comportamento di tutti i gas infiammabili.
Alcuni gas producono sostanze di natura solida che si depositano sull’elemento
sensibile e ne provocano la progressiva copertura, mentre altri producono
sostanze chimiche molto corrosive che danneggiano irreparabilmente il
sensore di rilevazione gas.
Il permanente danneggiamento che accade in questo modo è chiamato
“avvelenamento”.
Altri gas causano un danneggiamento del sensore di rilevazione gas che
può però essere ripristinato esponendolo ad aria pulita:
questo fenomeno è chiamato “inibizione”.
Molti dei casi più comuni d’avvelenamento ricorrente in
industria, sono generati dai siliconi.
Quando il silicone brucia, forma dei silici, i quali hanno un effetto
d’avvelenamento che provoca una forte deriva di zero ed una forte
riduzione di sensibilità.
Le sostanze più comuni che provocano avvelenamento e/o inibizione
sono:
· Siliconi
· Solforati
· Alogeni
· Clorati
· Cloruri
· Fluoruri
· Idrocarburi insaturi (contenenti “C=C” : doppio
o triplo legame)
Questi ultimi in
particolare, hanno l’effetto di polimerizzare il sensore di rilevazione
gas, bloccandone il funzionamento.
Si fa presente che per deteriorare i sensori di rilevazione gas non
sono necessarie particolari concentrazioni: questi si avvelenano anche
alla presenza di pochi ppm (parti per milione).
La concentrazione presente determina solamente la velocità d’avvelenamento:
tanto maggiore sarà la concentrazione di sostanze avvelenanti,
quanto più veloce sarà il definitivo deterioramento dell’elemento
sensibile di rilevazione gas.
Nei casi in cui si riconosce la presenza delle sostanze sopraccitate
in ambiente (anche in tracce), visto che il deterioramento avviene per
aggressione chimica o per altre ragioni sempre derivanti dal processo
di combustione, si preferisce usare nella maggior parte dei casi, dei
sensori che rivelano i gas infiammabili per via ottica, con elemento
sensibile infrarosso.
Anche questa soluzione presenta dei limiti, ma se i gas da rilevare
rientrano nel loro campo di lavoro e le condizioni ambientali sono compatibili,
sono l’unica soluzione da adottare se si vuole rimanere nei limiti
dei normali costi di mercato per l’impiantistica gas di questo
genere.
La terza considerazione riguarda la qualità dell’aria per
la presenza di gas interferenti. Questi, diversamente dal fenomeno sopraccitato,
non è detto che producano un effetto d’avvelenamento: parliamo
della gamma dei solventi, o meglio della parte volatile (vapori) di
questi liquidi.
In parte, si può ripetere quanto già scritto riguardo
all’inibizione o all’avvelenamento: in effetti, utilizzando
il sensore gas sbagliato, si ottengono quasi gli stessi effetti.
Per meglio spiegare il concetto, si sappia che la distinzione tra elementi
sensibili detti catalitici e pellistore (sopra menzionati) è
il cuore dell’argomento che stiamo affrontando. Questi, hanno
un principio di funzionamento molto simile: la combustione ( e analisi
combustione) che avviene sui filamenti di questi elementi sensibili
per presenza di gas infiammabile, crea delle variazioni fisiche che
sono riconosciute dall’elettronica se assumono valori oltre i
limiti prefissati.
Tali variazioni sono conseguenza della reazione che si ottiene nel contatto
sensore gas: il gas ha caratteristiche chimico-fisiche che sono riconducibili
alla propria molecola e certamente diverse da ogni altro gas di differente
molecola.
Così anche gli elementi sensibili per proprio metodo di costruzione,
per i materiali usati, hanno caratteristiche tecniche diverse, spesso
incompatibili a reagire con alcuni tipi di gas o vapori.
In parole semplici, per il fatto che un sensore di rilevazione gas catalitico
ha come fondo scala di misura il 20% LEL, mentre il pellistore arriva
al 100% LEL si riconosce una notevole differenza di performance.
Così, per immaginare una delle differenze tra i gas infiammabili,
è risaputo che la fiamma del GPL è più “calda”
di quella del metano, per evidenti differenze di potere calorifico.
Oltre a quanto sopra descritto si sappia che l’interazione tra
un sensore di rilevazione gas catalitico ed un solvente determina un
suo deterioramento precoce, infatti, questo tipo di elemento sensibile
tollera un numero molto piccolo di gas infiammabili:
· Gas Metano
· Gas Gpl
· Gas Propano
· Gas Butano
· Gas Idrogeno
· Gas, Vapori di benzina
Nell’ambito
della rivelazione di questi gas, per il minore costo del sensore gas
catalitico rispetto a quello del pellistore si preferisce usarlo, naturalmente.
Ma se nello stesso ambiente esistono, anche solo in tracce, sostanze
diverse da quelle elencate, il sensore corretto è il pellistore,
magari tarato per il semplice gas metano (supponiamo il gas prevalente
da cui tutelarsi) ma costruito con materiali e struttura tali da essere
adeguato a sopportare presenze di solventi, tanto è vero che
è costruito proprio per la rivelazione gas di questi.
E’ stato individuato il gas metano come il gas da cui tutelarsi.
Il gas metano, più leggero dell’aria, ha come luogo di
ultimo stazionamento la prossimità al soffitto, luogo obbligato
quindi per il posizionamento dei sensori di rivelazione gas.
Per la presenza di forni, in particolare in stagione estiva, la temperatura
in quota supera il limite dei 50°C, e per questo motivo si è
deciso di montare sensori con elettronica remotata in zone più
fresche.
La rilevazione di gas metano, poteva essere eseguita con gli economici
sensori catalitici: tali sensori però, per presenza di solventi
in aria derivanti dallo stadio di riposo per evaporazione, sarebbero
stati esposti ad un’atmosfera che in tempi brevi li avrebbe portati
ad una fine precoce, a causa dell’elevato stress a cui sarebbero
stati sottoposti.
Per questo, si è utilizzato elementi sensibili a pellistore certamente
adeguati al tipo di esposizione.
In una particolare area, però, si è constata anche la
presenza di sostanze clorurate: si è stati perciò costretti
all’utilizzo di sensori gas con principio di lettura infrarosso.
Questo impianto, ora manutenuto secondo gli obblighi relativi alle vigenti
normative, è perfettamente funzionante da oltre 6 anni, con piena
soddisfazione di chi ne fa uso e di coloro che si sono adoperati per
la sua realizzazione.
Titolo: Come installare
un sistema di rivelazione gas.
Il primo concetto che è opportuno evidenziare è che il
sistema di rivelazione gas non è un impianto di sicurezza se
installato ed abbandonato a sé stesso.
Infatti, come anche reso obbligatorio dalle indicazioni legislative
e normative, occorre realizzare degli interventi di manutenzione periodica
che hanno due finalità molto importanti: per prima cosa, visto
che i sensori di gas sono da considerarsi a tutti gli effetti degli
strumenti di misura e come tali nel tempo perdono il loro grado di precisione,
con le verifiche periodiche si riesce a recuperare la deriva di lettura.
In secondo luogo, si verifica se l’elemento sensibile in loro
contenuto è ancora in grado di funzionare correttamente.
Infatti, tutti gli elementi sensibili ai gas sono soggetti a deperimento:
la loro vita dipende in parte dal tempo di funzionamento ed in parte
da come sono utilizzati: l’ambiente dove si usano, le temperature,
l’umidità, la quantità di gas rilevato nel tempo
ed altri fattori, rendono molto variabile la loro durata.
Non essendo quindi possibile stabilire a priori la “data di scadenza”
visto che dipende da caso in caso, ecco che le verifiche periodiche
sono indispensabili da effettuare.
Dunque, il primo concetto è chiaro: per avere un impianto di
sicurezza di rivelazione gas non è sufficiente installarlo, ma
occorre effettuare manutenzione periodica.
I riferimenti normativi di quanto sopra, sono la CEI 31-35, dove non
solo si prescrive che “Le verifiche periodiche del sistema di
rivelazione gas costituiscono un fattore estremamente importante che
influisce sulla sua affidabilità. Una prestazione ottimale del
sistema di rivelazione gas ed un funzionamento sicuro saranno raggiunti
solo attraverso un adeguato sistema di verifiche…… Le verifiche
devono essere annotate su un apposito registro, indicando almeno la
data di effettuazione…… In tutti i casi, gli intervalli
di taratura devono essere tali per cui tutte le variazioni di misura
rientrino nella precisione dello strumento (Rilevatore gas)”,
ma attribuisce la stessa importanza alla messa in servizio dell’impianto
gas appena realizzato: “L’intero sistema di rivelazione
gas, comprese le apparecchiature ausiliarie, deve essere verificato
prima dell’uso per garantire che il progetto e l’impianto
gas sono stati realizzati in modo soddisfacente”.
Anche per capire il modo d’installazione dei rivelatori di gas
si deve ricorrere alla stessa norma CEI prima menzionata, dove sono
elencate le caratteristiche ambientali da individuare utili sia per
il corretto posizionamento, sia per stabilire il numero dei sensori
gas.
Di seguito, discuteremo dell’argomento in modo colloquiale senza
riferirci dettagliatamente alla norma, con lo scopo di suggerire la
logica di interpretazione di un ambiente dal punto di vista della rivelazione
gas.
I parametri da tenere
in considerazione sono:
· Il tipo o i tipi di gas presenti
o Se gas o vapore pesante rispetto all’aria
o Se gas o vapore leggero rispetto all’aria
o Se gas o vapore di uguale peso rispetto all’aria
o Se il gas è pericoloso per tossicità o per infiammabilità
· La geometria dell’ambiente da sorvegliare
o Il volume
o Come è realizzato il soffitto
o Come è realizzato il pavimento
o Eventuali presenza di nicchie
· Le sorgenti di emissione e la loro ubicazione
o Tubazioni (e la loro dimensione) con interruzioni meccaniche come
filetti, flange, punti di interruzione dovuti ad attacchi di componenti
come valvole, derivazioni, ecc.
o Serbatoi (e la loro dimensione)
o La pressione del gas contenuto
· La posizione delle eventuali aperture di ventilazione
· L’eventuale presenza e ubicazioni delle fonti d’innesco
(quadri elettrici, corpi caldi, fiamme libere, frizioni tra materiali,
ecc.)
Di seguito, prenderemo
in esame caso per caso.
Iniziamo dal considerare la presenza di un gas leggero.
Il più classico degli esempi, se combinato nelle varie situazioni,
può nascondere considerazioni inaspettate.
Se consideriamo che la fuga di un gas leggero (il più comune
è il gas metano) proviene da un tubo di piccole dimensioni, ubicato
in un grosso capannone dove esistono delle aperture permanenti importanti,
la concentrazione sarà molto probabilmente sempre troppo bassa
per essere pericolosa.
Ma se la quantità di gas che fuoriesce, provenendo da un tubo
di grosse dimensioni e magari contenente gas ad alta pressione, si può
immaginare che la quantità di gas sarà molto importante,
potrebbe accadere che le aperture non saranno sufficienti a smaltirne
la presenza: si verrebbe così a creare una concentrazione pericolosa
per l’esplosione.
Dove montare i sensori di rivelazione gas in questo caso? La posizione
può essere variabile. Certamente, in corrispondenza del soffitto
a distanza però di circa 30 cm. (spiegheremo più avanti
perché non proprio a soffitto, tipo sensore di fumo).
La distribuzione può essere soltanto limitata all’area
soprastante ai punti di probabile fuga (per la presenza d’interruzioni
meccaniche del tubo) nel caso in cui la pressione d’uscita sia
bassa: si verrà a creare una fuga che semplicemente salirà
verso il soffitto: i sensori gas saranno quindi da montare sulla verticale
della sorgente d’emissione.
Nel caso però che il gas esca sotto pressione, per il fatto che
si allontanerà molto dal punto di fuga prima che cominci il suo
moto verso l’alto, e per il fatto che non si sa che direzione
prenderà ( è chiaro: la fuga di gas da un filetto od una
flangia può generarsi in ogni punto della circonferenza del tubo,
quindi la direzione sarà conseguente) servirà montare
i sensori di rivelazione gas in modo uniforme per tutto il soffitto
dell’ambiente. A questo punto, esaminiamo il soffitto: per meglio
comprendere il punto di vista di un gas leggero, immaginiamo che sia
il pavimento e proviamo ad allagarlo.
Dove stazionerà l’acqua, quelle saranno le zone dove finirà
come ultima destinazione, il metano come pure ogni gas leggero. Ecco
fatto.
All’interno di queste nicchie così trovate saranno da disporre
i sensori di rivelazione gas: per meglio comprendere quanto detto, di
seguito alcuni esempi.
Da questi disegni
si capisce anche che la disposizione dovrà essere fatta tenendo
conto che occorre cercare le posizioni interessate dai moti dell’aria:
mai in estrema vicinanza di angoli sia d’incrocio tra pareti che
tra soffitto e travi, un po’ come si usa fare per la logica dei
sensori di fumo.
Un altro fattore da tenere in considerazione, in particolare all’esterno,
è l’eventuale presenza di ventilazione costante: l’effetto
sulle fughe di gas leggeri è il seguente:
In ultimo, occorre
tenere conto della presenza di ventilazione a soffitto: i sensori gas,
allarme gas saranno da montare ad almeno un metro di distanza da queste,
per il fatto che il flusso d’aria che fuoriesce ha potere di diluire
fortemente la concentrazione di gas, al punto di non poterlo rilevare,
ed inoltre ha effetto negativo sul corretto funzionamento del sensore
di rivelazione gas.
Ad ogni modo, anche se attraverso le aperture si dovesse smaltire l’eventuale
fuga di gas senza che se ne abbia la sensazione, il problema è
ugualmente risolto: non avremo concentrazioni gas pericolose in ambiente.
E qui una puntualizzazione: il sistema di rivelazione di gas non serve
a rilevare le fughe.
Si, proprio così. Il suo scopo è quello di proteggere
l’ambiente da concentrazioni pericolose e se queste sono smaltite
dalle ventilazioni esistenti, non saranno mai presenti almeno fino a
quando le aperture non saranno chiuse e quindi la protezione ambientale
passerà nelle mani del sistema di rivelazione gas.
Per lo stesso motivo, alla presenza di cappe, il posizionamento dei
sensori gas sarà da eseguire a soffitto, mai all’interno
delle cappe: la grande quantità di aria coinvolta diluirebbe
l’eventuale presenza di gas e vanificherebbe il lavoro del sensore
gas, impossibilitato a leggere una concentrazione sufficiente all’allarme
gas.
Per finire l’argomento relativo ai gas leggeri, si sappia che
il posizionamento degli apparecchi non dovrà mai essere a soffitto
perché per quanto leggero possa essere il gas, non lo sarà
mai quanto l’aria presente nella zona alta: per effetto della
stratificazione dovuta alle più alta temperatura in corrispondenza
del soffitto, troverà un “cuscinetto” contro il quale
impatterà e dove rimarrà per qualche tempo. Questo è
il luogo migliore per il lavoro del rivelatore di gas.
In presenza di gas
pesanti il problema si capovolge: occorre pensare al pavimento, se ci
sono delle depressioni, se è obliquo, se esistono pozzetti di
scolo.
In tutti questi esempi, troviamo il luogo dove si accumulerà
il gas pesante, un po’ come farebbe l’acqua se sparsa a
terra.
Di particolare rilievo,
è la presenza di pozzetti: sono estermamente pericolosi perché
visto il piccolo volume che li riguarda, sono in grado di ospitare una
concentrazione pericolosa molto velocemente e anche per piccole fughe
gas. In questi casi, il gas si insinua anche nel canale di scolo creando
un ambiente infiammabile sotterraneo alla struttura molto pericoloso
se dovesse esplodere.
E’ importantissimo installare un rivelatore gas anche all’interno
dei pozzetti esistenti, sempre che lo spazio sia sufficiente; in caso
contrario, occorre disporre i sensori gas per evitare al meglio che
il gas giunga non visto all’interno di questi.
Una caratteristica molto importante dei gas, di cui non abbiamo ancora
parlato, consiste nella loro velocità di diffusione, particolare
importante per stabile la quantità dei sensori gas.
Tipicamente, si sappia che un gas poco denso e quindi leggero, ha la
capacità di diffondersi molto velocemente, quindi possiede un’elevata
velocità di diffusione: il sensore gas o allarme gas sarà
raggiunto rapidamente, prima che la concentrazione ambientale diventi
pericolosa.
Diversamente, occorre una particolare cura per i gas molto densi, pesanti
e molto lenti: contrariamente all’idea comune, questi hanno necessità
di essere rilevati molto presto per il fatto che possono creare una
“bolla di gas” nelle immediate vicinanze della loro fuga
(tipicamente, vapori di un liquido infiammabile) con una concentrazione
già pericolosa per l’esplosione.
Se i sensori di rivelazione gas sono posizionati in modo rado, è
probabile che non avvenga rilevazione tempestiva.
La posizione corretta è quindi nelle immediate vicinanze delle
sorgenti di emissione o in presenza di contenitori ad alta pressione,
si prevedrà un numero sensibilmente superiore rispetto alla stessa
situazione ma con gas leggeri.
Terza ed ultima
questione, i gas con peso simile a quello dell’aria.
Si tratta più
spesso di gas tossici e come tali, sono pericolosi per la persona e
non per l’ambiente.
Seppure alcuni di questi sono di peso diverso dall’aria, occorre
pensare alla tutela delle persone e posizionare i sensori di rivelazione
gas ad un’altezza adeguata alla loro posizione. Un esempio banale
(ed improbabile) potrebbe essere l’installazione di un sensore
per ossido di carbonio in camera da letto: il posizionamento sarà
all’altezza del cuscino, così come in un’autorimessa
sarà a 1,60 circa dal pavimento (posizione di respirazione di
un adulto in piedi).
Per finire, la moderna
tecnologia permette oggi la produzione di sistemi di monitoraggio gas
la cui affidabilità è universalmente riconosciuta e la
loro utilità è sfruttata in molteplici ambienti e applicazioni.
Non bisogna dimenticare che la prevenzione dai rischi di esplosività
o di tossicità non è l’unico impiego al quale sono
chiamati: spesso, per normali processi produttivi, è necessario
monitorare le concentrazioni al fine di ottenere il valore desiderato,
rendendo il rivelatore gas un puro e semplice strumento di misura.
La loro effettiva larga diffusione è supportata dalla norma CEI
60079 “Impianti elettrici in luoghi con pericolo d’esplosione”
e dalla Legge 626 che tutti conosciamo.
Altre norme, obbligandone l’uso, li hanno di fatto promossi ad
articoli di normale utilizzo a valido titolo di prevenzione, come ad
esempio:
· DM del
13 ottobre 1994 “Approvazione della regola tecnica di prevenzione
incendi per la progettazione, la costruzione, l’installazione
e l’esercizio dei depositi di Gas G.P.L. in serbatoi fissi di
capacità complessiva superiore a 5 m³ e/o in recipienti
mobili di capacità complessiva superiore a 5.000 kg”.
· Stato Maggiore dell’Esercito – Ispettorato dell’Arma
del Genio “Direttiva tecnica per i poligoni di tiro in galleria
D.T. – P1”.
· D.M. 1 febbraio 1986 “Norme di sicurezza antincendio
per la costruzione e l’esercizio di autorimesse e simili”
· Ministero della Sanità – Circolare n°5 “Esposizione
professionale ad anestetici in sala operatoria”
· Ministero dell’Interno – Lettera n° 1336/3704/686157/54/15
del 13 maggio 1989 “ Generatori di aria calda. Estensione impiego
per l’installazione nelle chiese, piscine, palestre, bocciodromi,
e campi da tennis”.
Oltre a questo,
il mercato mondiale (dal fatturato di prim’ordine) testimonia
l’entrata a pieno diritto di questo sistema tra gli impianti di
sicurezza.
La protezione del personale contro la minaccia di gas tossici e infiammabili.
Chiusura pianificata per manutenzione
Indipendentemente
dal prodotto che viene fabbricato o trattato, l'affidabilità
degli impianti di rivelazione gas, che porta con se l’ottimizzazione
dei costi di produzione, è essenziale al raggiungimento degli
obiettivi commerciali. Gli arresti di emergenza, o accidentali, sono
inopportuni, costosi e possono aumentare il rischio che succeda qualcosa
di pericoloso. Per minimizzare l'opportunità delle interruzioni
accidentali, le procedure di manutenzione preventive possono essere
eseguite mentre l'impianto è operativo o durante un periodo di
chiusura programmato.
Tutte le procedure
di manutenzione hanno un elemento potenziale di pericolosità,
persino quando l'impianto di rivelazione gas è in una fase di
chiusura programmata. Con l'introduzione dei regolamenti ATEX 137 il
1° luglio 2003, la tradizionale analisi del rischio, eseguita da
professionisti della sicurezza gas prima che venga avviato qualsiasi
programma di lavoro è diventata, per la prima volta, un requisito
legale in tutta Europa.
Dei molti pericoli
che possono essere presenti su un sito, uno dei più comuni è
la possibilità dell’esposizione del personale o una combustione
accidentale di un gas o un liquido. Al personale che lavora sul posto
viene richiesto di monitorare i livelli alti e bassi di ossigeno (O2)
oltre che i gas e i liquidi infiammabili o tossici.
I gas tossici presenti sul posto variano da un settore industriale all’altro.
Negli spazi confinati e nelle aree degli impianti all’aperto possono
essere presenti dei gas comuni quali il monossido di carbonio (CO) o
anidride carbonica (CO2), l'acido solfidrico o solfuro di idrogeno (H2S),
l'ammoniaca (NH3), il cloro (Cl2) e il biossido di zolfo o anidride
solforosa (SO2).
In Italia tutto
questo è previsto con completezza e precisione dalla “626”,
in particolare richiamo all’attenzione l’ultimo “Titolo
VIII bis” aggiunto in virtù del recepimento nel nostro
paese della direttiva ATEX.
I regolamenti (HSE2002)
sul Controllo delle Sostanze Pericolose per la Salute (COSHH) dichiarano
che:
· Reg6 (1)
– il datore di lavoro deve eseguire una valutazione adatta e sufficiente
dei pericoli alla salute di dipendenti e a qualsiasi altra persona che
potrebbe entrare nel raggio d’azione del lavoro, se essi sono
esposti a sostanze pericolose per la salute;
· Reg7 (1) – il datore di lavoro deve garantire che l'esposizione
sia evitata o, quando questo non è ragionevolmente praticabile,
tenuta sotto controllo.
Nella maggior parte
dei casi la valutazione includerà una considerazione dell’operazione
e dell'ambiente di lavoro, degli strumenti e dei materiali da utilizzare,
la competenza della squadra che esegue il lavoro e quali sono le disposizioni
per il salvataggio di emergenza.
In aggiunta, se
la valutazione identifica il pericolo di gravi lesioni derivanti dal
lavoro in spazi confinati, valgono i Regolamenti per gli spazi confinati
1997. Questi invitano i datori di lavoro a valutare tutti i pericoli
“ragionevolmente prevedibili” e le procedure di sicurezza
di progettazione basate su quella valutazione.
I regolamenti insistono
sul fatto che, dovunque sia possibile, debba essere evitato l’ingresso
nello spazio confinato (per esempio facendo il lavoro dall’esterno)
e che se l'ingresso è inevitabile, occorre attenersi ad una procedura
di lavoro sicuro. Prima dell’inizio del lavoro devono sempre essere
disponibili sul posto dei dispositivi di emergenza adeguati.
COSHH definisce
i limiti di esposizione per le sostanze pericolose, tra cui il limite
di esposizione massimo (MEL) e le normative di esposizione occupazionali
(OES). I MEL sono dettati per le sostanze che possono provocare gli
effetti più gravi per la salute, e per i quali non è stato
definito alcun limite di esposizione “sicuro”, o nessun
modo di controllare il livello di esposizione. Le OES sono dettate per
le sostanze che si ritiene siano innocue in queste quantità,
persino dopo esposizione ripetuta o giornaliera. Sia i MEL che le OES
sono definiti come la media delle concentrazioni di sostanze nell'aria
durante un periodo di tempo.
Inoltre, l’esecutiva
sulla salute e la sicurezza EH40 impone i limiti di esposizione a breve
termine (STEL) per un periodo di tempo di 15 minuti e le medie ponderate
nel tempo (TWA) per un periodo di otto ore.
La
tecnologia di rilevamento di gas
È disponibile
un'ampia gamma di prodotti e di sistemi di rilevamento di gas per aiutare
i produttori e i processori a soddisfare la legislazione, dalle “placchette
di sicurezza gas” portatili personali monouso per il rilevamento
monogas, passando attraverso la strumentazione portatile di rilevamento
multigas più sofisticata, fino a dei sistemi totalmente fissi
per la protezione di un intero impianto o area.
Nella scelta di
una soluzione di rilevamento di gas portatile, devono essere presi in
considerazione i seguenti fattori chiave:
·
Natura della minaccia
Le valutazioni di sicurezza definiscono quali gas sono considerati una
minaccia. I rivelatori di gas sono disponibili in versioni monogas per
rilevamento, per esempio di O2, CO, H2S, SO2, NO2, CL2, H2, HCN o in
versioni multigas per il rilevamento della maggior parte delle minacce
comuni cioè O2, CO o H2S e/o gas infiammabili.
Per applicazioni
multiutente a breve termine, come l’uso da parte dei subappaltatori,
per esempio su un grande impianto, i rivelatori gas a “placchetta
di sicurezza gas” monouso possono essere l'opzione più
economica. Dove c’è un requisito più sofisticato
di registrazione dei dati, un rivelatore gas con possibilità
di assistenza con intelligenza incorporata offrirà probabilmente
una migliore soluzione.
· Capacità di acquisizione di dati
Occorre prendere in considerazione quali dati saranno richiesti se c'è
un incidente sul posto. La capacità di registrazione dati di
varie unità può variare notevolmente; come requisito minimo
bisogna prevedere un qualche tipo di registrazione dell’esposizione
al gas. Questo può essere il limite superiore o inferiore di
STEL o TWA o una registrazione completa dei livelli di gas registrati
dal momento dell’accensione.
Gli strumenti gas più sofisticati permettono di scaricare i dati
del gas e della taratura in un PC per la memorizzazione e l’analisi
in modo che, nel caso del verificarsi di un evento, siano disponibili
tutte le informazioni per dimostrare che il pericolo era stato mantenuto
al minimo assoluto.
·
Affidabilità e taratura
Alcuni rivelatori di gas devono essere tarati regolarmente per garantire
la loro affidabilità e confermare la loro precisione. Per la
massima disponibilità ed efficienza sul posto, cercare delle
attrezzature che siano caratterizzate da sensori gas pretarati monogas
e multigas. Per ridurre i tempi morti e assicurare che i rivelatori
di gas portatili funzionino correttamente, è bene prendere in
considerazione l'uso di rivelatori gas che vengono forniti con l'opzione
di una facilità di autotaratura sul posto per un controllo rapido,
facile e regolare delle attrezzature. Questo riduce al minimo assoluto
il numero di ricambi e di unità di ricambio tenuti a magazzino
o che 'si perdono' durante il lavoro sul sito.
·
Comunicazioni
Sono disponibili delle unità gas portatili per l’uso in
applicazioni in spazi confinati che permettono le comunicazioni tra
“il personale che entra” (nello spazio confinato) e “il
personale in attesa” (aspetta all'entrata). Se si verifica un
evento, questa funzione significa che prima di passare all’azione,
il personale in attesa ha l’accesso a preziose informazioni sulla
natura della minaccia, il che potrebbe rappresentare la differenza fra
la vita, la morte o serie lesioni per uno o per entrambi gli operatori.
·
Monitoraggio degli spazi confinati o dell’impianto all’aperto
Gran parte del lavoro durante la chiusura programmata viene effettuato
in spazi confinati, ad esempio all’interno di serbatoi di deposito,
dove l'accesso è vietato durante il funzionamento normale. Deve
essere sempre utilizzato il monitoraggio della protezione personale
per l’operatore che entra nello spazio confinato, oltre ad altre
attrezzature di protezioni personali che si rendano necessarie.
Nelle aree aperte
può essere presente una minaccia dovuta al gas, in particolare
se la chiusura fa parte di un lavoro di ampliamento o di restauro, dove
possono essere in vigore dei permessi per lavoro a caldo nelle vicinanze
dell’impianto in funzione. Le aree di processo aperte possono
essere protette da rivelatori di gas a punti fissi, che sono in grado
di fornire protezione sia per il personale che per l’impianto
nell'area. Tuttavia, nell'assenza dell’installazione di un tale
sistema di rivelazione gas a punti fissi, un sistema 'fisso provvisorio'
può fornire una soluzione vantaggiosa. Questo viene ottenuto
utilizzando dei sensori gas portatili montati e collegati insieme per
creare un sistema che protegge il personale e l’impianto nell'area
per la durata del lavoro.
Studio
di un caso
A Tecnocontrol srl
è stato chiesto di fornire soluzioni di rilevamento di gas per
la manutenzione con chiusura programmata presso una raffineria di petrolio.
La discussione con il cliente ha rivelato i seguenti indicatori chiave:
· Le unità
dovevano essere semplici da azionare.
· C’erano numerose applicazioni che coprivano il monitoraggio
esclusivamente per H2S e il monitoraggio per O2, gas infiammabili, CO
e H2S, alcuni dei quali erano in spazi confinati.
· Le unità dovevano visualizzare la concentrazione effettiva
di gas durante tutto il periodo di funzionamento dell’allarme,
piuttosto che solo il limite di livello preimpostato dell'allarme gas,
in modo che l’operatore potesse utilizzare il rivelatore gas come
aiuto per allontanarsi dalla sorgente.
· Le unità devono avere una manutenzione minima.
· La capacità di eseguire le prove “d’urto”
del gas prima dell'uso, per una taratura sul posto che deve soddisfare
le normative del sito.
Rilevamento
di gas singolo
Per le aree dell'impianto dove l'unica minaccia identificata dalla valutazione
derivava dall’H2S, si è riscontrato che la soluzione più
economica è quella offerta da un rivelatore monogas. L'unità
scelta ha livelli di allarme preimpostati e una visualizzazione “dal
vivo” continua dei livelli effettivi di gas rilevati, che permettono
all'utente di determinare se si avvicinano o allontanano da un pericolo
di gas.
Poiché era stato programmato che il lavoro di chiusura dovesse
durare per un periodo significativo di tempo, il cliente ha considerato
che il requisito della bassa manutenzione delle unità fosse un
elemento essenziale. Questo, e la necessità di un collaudo “d’urto”
sul posto hanno portato alla scelta di un rivelatore gas che ha una
facilità di taratura sul posto.
Rilevamento multigas
in un serbatoio di deposito
Per le procedure di pulizia e scarico all’interno dei serbatoi
di deposito, si è valutato che la minaccia derivi da livelli
alti e bassi di O2, gas infiammabili, CO e H2S. In questa applicazione,
a causa della natura dell'uso del serbatoio, si è ritenuto che
fosse necessario eseguire un controllo di preventivo all’ingresso
dell’operatore nel serbatoio. Il rivelatore gas scelto per questo
lavoro è uno strumento portatile semplice, robusto, facile da
utilizzare e caratterizzato da una pompa integrale per i controlli precedenti
all’ingresso.
Rilevamento multigas
in un spazio confinato profondo
È stato valutato che questo spazio confinato profondo richiedesse
anche un rivelatore di quattro gas, per il controllo dei livelli alti
e bassi di ossigeno, di gas infiammabili, di CO e di H2S. Tuttavia,
in questo caso è stato percepito che il pericolo fosse maggiore
rispetto a quello degli altri serbatoi a causa della profondità
dello spazio. In conseguenza a questo è stato deciso che fossero
necessarie precauzioni aggiuntive e che dovesse essere disponibile una
squadra di salvataggio con una dotazione di apparecchiature di respirazione.
Questa è la migliore pratica negli scenari in cui, tristemente,
l'esperienza ci ha insegnato che è la persona che tenta il salvataggio
quella che corre i maggiori rischi, in quanto non è a conoscenza
della situazione a cui va incontro.
Per minimizzare il pericolo derivante da questa situazione, è
stato scelto un sistema di rivelatore di gas portatile con un collegamento
di comunicazione bidirezionale tra i due strumenti. Il sistema permette
di inviare, ad intervalli preprogrammati, dei messaggi di testo significativi
preparati tra il personale che entra e quello in attesa o di salvataggio.
Il messaggio deve ricevere una risposta entro un tempo prefissato, e
in caso negativo, se la comunicazione è interrotta o se viene
eseguita una qualsiasi delle procedure d’emergenza, entrambe le
unità entreranno in allarme. Il personale in attesa ha l'assicurazione
che sarà salvato entro un breve periodo di tempo e il personale
di salvataggio sa ciò che dovrà affrontare.
Monitoraggio di gas negli spazi aperti
Qui esisteva la necessità di controllare un sito aperto, dove
il lavoro di manutenzione doveva essere eseguito sull'impianto durante
la chiusura, per proteggere il personale e l'impianto. Un sistema di
rivelazione gas totalmente fisso non sarebbe stato vantaggioso in quando
i lavori erano provvisori, per cui la soluzione prescelta fu un sistema
trasportabile di monitoraggio dell’area, che utilizza gli stessi
sensori gas dei rivelatori portatili gas per ragioni di compatibilità,
flessibilità e mantenimento di livelli minimi di ricambi nell’intero
impianto. Questo sistema può essere spostato nelle varie località
dell'impianto e utilizzato per proteggere ogni area su cui viene fatto
funzionare.
La
rilevazione gas in ambito chimico industriale
Come si può
facilmente immaginare, sono svariati i processi industriali che nel
corso delle diverse lavorazioni chimiche richiedono l’impiego
di rilevatori di gas.
Una delle applicazioni più comuni riguarda l’ingresso,
per pulizia e manutenzione, all’interno dei serbatoi.
Ciò che in queste rischiose situazioni normalmente si richiede
è che siano monitorati le concentrazioni di ossigeno, vapori
da liquidi infiammabili (da controllare a causa del frequente utilizzo
di solventi per la pulizia dei serbatoi stessi o residui di normale
contenuto) e gas tossici in riferimento alla produzione dell’azienda
in oggetto.
Ovvero, per esempio, se un’azienda produce cloro ci si dovrà
dotare di un rilevatore di cloro e così via.
E’ inoltre da considerare che gli impianti chimici possono produrre
prodotti finiti oppure prodotti che saranno successivamente utilizzati
da altre aziende.
Vediamo ora quali sono i gas che possono essere presenti in queste situazioni
di rischio:
Ammoniaca (NH3):
TLV/TWA : 18 mg/m3 = 25 ppm
presente per la
normale produzione o per sottoprodotto di alter lavorazioni, è
un componente molto diffuso negli impianti chimici. E’ incolore,
di odore irritante e pungente. E’ infiammabile e tossica.
L’ammoniaca ha azione irritante sulle mucose della congiuntiva,
delle narici e della faringe. Inoltre, ha anche effetto ustionante.
Anidride solforosa
(SO2):
TLV/TWA : 5,2 mg/m3 = 2 ppm
Si tratta per la
maggior parte dei casi di sottoprodotto di altre sostanze chimiche,
è ricorrente e altamente tossica.
Può attaccare il bulbo olfattorio e provocare acuti dolori localizzati
nei seni nasali. Si discioglie nel vino quale conservante (in particolare
nei vini bianchi) e la sua ingestione, se avviene in quantità
rilevanti può dare luogo a svariati disturbi, tra cui l’emicrania.
Cloro (Cl2):
TLV/TWA : 1,5 mg/m3 = 0,5 ppm
è utilizzato
principalmente come componente di vari prodotti. Il cloro è anche
ottenuto come prodotto oggetto dell’attività.
Il cloro irrita il sistema respiratorio, soprattutto quello di soggetti
più sensibili come i bambini e gli anziani. Allo stato gassoso
irrita le mucose e allo stato liquido provoca ustioni cutanee. L’odore
di cloro è certamente avvertito a concentrazioni di 3,5 ppm.
Ossigeno (O2): l’ossigeno
diventa pericoloso per eccesso in quei casi in cui si può creare
una fuga dal processo di produzione o da contenitori di stoccaggio.
D’altra parte, è più frequente che si riscontri
la sua mancanza, soprattutto in occasione della pulizia di serbatoi
o di vasche precedentemente utilizzate per lavorazione o stoccaggio
di prodotti diversi.
Tanto l’eccesso quanto la mancanza di questo elemento generano
malesseri anche gravi, che possono portare fino alla morte.
Idrogeno solforato
(H2S):
TLV/TWA : 15 mg/m3 = 10 ppm
si tratta di un
componente utilizzato dall’industria chimica per la produzione
di solfuri e composti organici solforati. Inoltre, è impiegato
come solvente.
L’idrogeno solforato è un gas incolore e come è
noto, si contraddistingue per via del caratteristico odore di uova marce.
L’esposizione anche a bassi livelli produce già irritazione
agli occhi ed alla gola, tosse, accelerazione del respiro e formazione
di fluido nelle vie respiratorie. Ad alte concentrazioni questo gas
arriva ad uccidere il nervo olfattivo rendendo impossibile la percezione
del suo sgradevole odore e può causare incoscienza nell’arco
di pochi minuti.
Gas infiammabili:
in genere sono i solventi utilizzati per la pulizia dei componenti dell’impianto.
I gas infiammabili, a concentrazioni rispetto al volume anche inferiori
al LEL possono esplodere con minime fonti d’innesco quali per
esempio una scintilla, con conseguenze spesso gravi per persone e cose.
Gas tossici: la
loro presenza dipende dal tipo di produzione dell’impianto preso
in esame. I gas tossici in genere, a seconda della loro natura, possono
provocare i più svariati malesseri, arrivando a causare anche
la morte se il soggetto vi rimane esposto anche per un tempo limitato
e per concentrazioni di pochi ppm.
A questo punto occorre
fare alcune precisazioni: un sistema di rilevazione gas non è
un impianto di sicurezza gas se una volta installato è abbandonato
a sé stesso.
Vi sono indicazioni legislative e normative secondo le quali occorre
realizzare periodici interventi di manutenzione.
Innanzitutto, visto che i sensori di gas sono da considerarsi a tutti
gli effetti strumenti di misura, come tali nel tempo perdono il loro
grado di precisione e tramite tali controlli si riesce a recuperare
la deriva di lettura.
In secondo luogo, con tali interventi si verifica se l’elemento
sensibile in essi contenuto è ancora in grado di funzionare correttamente.
Infatti, tutti gli elementi sensibili ai gas sono soggetti a deperimento.
La loro vita dipende in parte dal tempo di funzionamento ed in parte
da come sono utilizzati e installati: le variabili sono l’ambiente,
la temperatura, l’umidità, la quantità di gas rilevato
nel tempo, ecc. Quindi non è possibile stabilire a priori la
“data di scadenza” di un rilevatore, proprio perché
è il loro stesso impiego a consumarli. I controlli periodici
serviranno quindi a verificare il buono stato di funzionamento del sistema
protezione gas e a porre rimedio a eventuali danni.
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Legenda
LEL
- Lower Explosion level - in italiano LIE, Limite Inferiore di esplosività.
Concentrazione ideale rispetto all’ossigeno del volume in considerazione,
per l’esplosione.
TLV
(Threshold Limit Value)
Valore limite di soglia. Concentrazione di una sostanza aerodispersa
al di sotto della quale si ritiene che la maggior parte dei lavoratori
possa rimanere esposta ripetutamente giorno per giorno senza effetti
negativi per la salute. I TLV vengono indicati annualmente dalla ACGIH
(American Conference of Governmental Industrial Hygienists) e sono raccomandati
anche dall'AIDII (Associazione Italiana degli Igienisti Industriali
per l'igiene industriale e per l'ambiente). I TLV si suddividono in
TLV-TWA, TLV-STEL e TLV-C. Questi limiti non costituiscono una linea
di demarcazione netta fra concentrazione non pericolosa e pericolosa,
nè un indice relativo di tossicità, ma servono come orientamento
per la prevenzione dei rischi per la salute negli ambienti di lavoro.
TLV-TWA (Time Weighted Average)
Per i composti aerodispersi la concentrazione media ponderata in una
normale settimana lavorativa (8 ore per 5 giorni) per la quale si ritiene
che la maggior parte dei lavoratori possa essere esposta ripetutamente
senza che insorgano degli effetti negativi.
TLV-STEL (Short Term Exposure Limit)
Valore limite di soglia per breve tempo di esposizione. Per i composti
aerodispersi rappresenta la concentrazione media ponderata su un periodo
di 15 minuti che non deve essere mai superata nella giornata lavorativa.
Integra il TLV-TWA.
TLV-C (Ceiling)
Per i composti aerodispersi rappresenta la concentrazione che non deve
mai essere superata in qualsiasi momento della giornata.
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