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» Home » News sicurezza

Energia elettrica più cara, se ecologica - 16/01/2004

Una serie di indagini evidenzia la crescente sensibilità degli italiani sulle tematiche ambientali

La sensibilità raggiunta dagli italiani sui temi ambientali e della sicurezza energetica appare davvero incoraggiante: due italiani su tre si dichiarano disponibili a pagare di più l'elettricità purché questa sia prodotta da fonti rinnovabili. Il dato emerge da un recente sondaggio curato da Abacus per conto di ISES Italia e Kyoto Club e conferma la crescente sensibilità e consapevolezza già evidenziata da una precedente indagine di Eurobarometro, l'Ente per i sondaggi dell'Unione Europea. Nell'ambito di quest'ultimo sondaggio, presentato nella scorsa primavera con la finalità di rilevare l'atteggiamento degli europei nei confronti dell'ambiente, alla domanda "Sareste disposti a pagare di più l'elettricità prodotta da fonti rinnovabili?" ben 55 italiani su cento hanno risposto positivamente.

Nel caso della ricerca Abacus il quesito preliminare verteva sulla scelta delle fonti energetiche per il futuro. Gli intervistati dovevano indicare le due tipologie preferite di fonti energetiche: ai primi tre posti si sono "piazzate" le fonti rinnovabili. Più precisamente l'energia solare ha rappresentato la prima scelta per il 35% degli intervistati e la seconda scelta per il 22%, seguita dall'energia eolica con il 16 e il 22% e dall'idroelettrico con il 15 e il 12%. Meno scontato il risultato riguardante l'energia nucleare, posizionatasi al quarto posto, prima delle biomasse. Il 12% degli intervistati ha però indicato l'energia nucleare come prima scelta tra le fonti energetiche e il 4% come seconda scelta.

Circa la disponibilità a spendere di più pur di avere energia verde, ben due terzi degli intervistati si è dichiarato favorevole. Il 19% delle persone ha dichiarato di essere disponibile a pagare un costo aggiuntivo di un euro al mese pur di avere la garanzia che l'energia elettrica sia prodotta da fonti rinnovabili; per il 24% tale extra potrebbe arrivare a 5 euro; per il 12% potrebbe raggiungere i 10 euro al mese e per il 14% anche di più.

Al di là della manifestata sensibilità ambientale, resta comunque il dubbio se questa vada considerata solo una buona intenzione destinata a rimanere sulla carta o potrebbe realmente trasformarsi in comportamenti concreti.

Una ulteriore ricerca condotta lo scorso mese di ottobre da ISPO nell'ambito del Progetto MOPAambiente (Monitoraggio degli orientamenti e delle politiche per l'ambiente in Italia) ha infatti confermato che moltissimi cittadini sono sensibili alle problematiche ambientali e si dicono disponibili ad agire di conseguenza, ma non sempre ne fanno poi discendere comportamenti coerenti. La ricerca dell'Istituto di Renato Mannheimer (che oltre a un campione di 3.336 cittadini ha coinvolto 201 aziende private, 20 aziende pubbliche di servizi a rete locale, 4 banche e 53 amministratori regionali, provinciali e comunali di tutta Italia), ha messo in luce una forte attenzione dei cittadini (76%) alle tematiche ambientali e una quasi altrettanto forte (74%) preoccupazione per le condizioni in cui versa l'ambiente, anche se poi, messi di fronte a possibili, specifici comportamenti virtuosi che possono incidere sulle loro abitudini e comodità (per esempio rinunciare all'uso dell'auto privata), si dimostrano più tiepidi, pur rimanendo maggioranza assoluta (62%).

Il 67% degli intervistati si è detto disposto a pagare qualcosa di più per acquistare prodotti più ecologicamente sostenibili, per esempio fatti con materiali riciclati. Le imprese però sembrano crederci poco, visto che il 53% degli intervistati in questo settore ritiene che il consumatore non premi adeguatamente, nell'esercizio del proprio potere d'acquisto, le aziende che contribuiscono alla salvaguardia dell'ambiente.

In problema della carenza di informazione

Tornando al sondaggio Abacus, comunque, altri dati confermano l'attenzione degli italiani alle fonti rinnovabili, anche con l'individuazione di azioni concrete per la loro maggiore penetrazione. L' 89% degli intervistati, ad esempio, si è dichiarato favorevole all'introduzione di una legge che preveda l'obbligo dell'installazione di pannelli solari nei nuovi edifici e l'82% non ha manifestato motivi di opposizione alla realizzazione di aerogeneratori nel territorio del proprio comune.

La percezione dell'energia verde come energia amica dell'ambiente e della salute dell'uomo è stata indirettamente convalidata anche da alcune indicazioni emerse dall'indagine Eurobarometro. Il sondaggio, svolto su un campione di 16.000 cittadini europei di cui 992 italiani infatti, ha sottolineato l'alto livello di preoccupazione presente tra gli intervistati, relativamente all'impiego dell'atomo per la produzione di energia elettrica.

Alla domanda "Quali di questi fattori di pressione ambientale vi preoccupano di più?", il 62% del campione italiano (erano possibili risposte multiple) ha indicato l'inquinamento atmosferico, ben il 60% l'energia nucleare, il 53% i disastri industriali e l'inquinamento del mare e il 49% i cambiamenti climatici. Il che, in un Paese che ha rinunciato al nucleare dal 1987, rimane a prima vista poco comprensibile, ma si spiega con una reale mancanza di informazione sulla situazione energetica del Paese. Mancanza di informazione e livello di comunicazione inefficace evidenziata peraltro in modo ancor più eclatante, nello stesso sondaggio di Eurobarometro, dalla domanda su quali siano le principali fonti per la produzione di energia: la maggioranza del campione italiano si è detta convinta che l'atomo, il sole e il carbone siano le tre principali fonti nel mix energetico utilizzato in Italia.

Questo deficit informativo è stato, purtroppo, confermato anche da un sondaggio Datamedia, svolto tra maggio e giugno scorsi, sul rapporto degli italiani con le centrali elettriche. L'indagine ha interessato 14.400 intervistati in 18 aree adiacenti centrali elettriche dell'Enel sparse su tutto il territorio nazionale, con la finalità di rilevare l'effettivo grado di conoscenza e di giudizio di cittadini, coinvolgendo un campione di 800 persone per ciascuno degli impianti ( di tutte le fonti: a olio, a carbone, a gas, idroelettrici, geotermici, eolici).

Dalla ricerca è emerso che quasi il 50% degli intervistati non ha conoscenza della tipologia di impianto che si trova vicino la propria casa, ovvero non sa se funziona ad olio, a carbone, a gas, se sia idroelettrico, geotermico o eolico. Addirittura, alcuni intervistati hanno dichiarato di non conoscere neppure l'esistenza stessa dell'impianto, in apparente contraddizione con altri dati emersi dalla stessa indagine che indicavano il campione sufficientemente informato su tematiche ambientali più generali. Consapevole, ad esempio, della non autosufficienza dell'Italia dal punto di vista energetico (45,6% degli intervistati), e convinto della necessità di costruire nuove centrali per fronteggiare il crescente fabbisogno di energia.

Il primo problema da affrontare appare dunque proprio quello di una informazione corretta ed esauriente sulle tematiche ambientali ed energetiche. Cosa che l'attuale sistema dei media nel suo complesso non sembra riuscire a garantire correttamente.

Nel panorama di disinformazione che sembra prevalere, i sondaggi Eurobarometro e Datamedia hanno indicato la stampa generalista e la televisione come media di riferimento per ottenere informazioni su tali temi per la maggioranza degli italiani. La televisione fa ovviamente la parte del leone, prescelta come mezzo di informazione dal 76% del campione italiano, ma in linea con quello europeo. Inoltre 38 intervistati su cento (contro una media UE del 52%) ricevono tali informazioni dai quotidiani, mentre è praticamente inesistente il contributo all'informazione ambientale da parte delle autorità pubbliche e della scuola.


Fonte: www.enel.it a cura di Angelo Cipro/Multimedia sas


Link: http://www.enel.it
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Aggiornato al 13/03/2010