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Le misure di prevenzione delle cadute in piano


Un progetto per sottolineare l’importanza della prevenzione delle cadute in piano. I fattori di rischio, la realizzazione dei pavimenti e dei percorsi, il controllo delle scale, l’ordine, la manutenzione e i consigli per i lavoratori.

Il progetto, che vuole sottolineare l’importanza della prevenzione degli incidenti nell’ambito della “terra” (pavimentazione, cadute) e del “cielo” (soffitto, illuminazione, scale, tetti, …), è collegato ad alcuni documenti presenti sul sito dello Spisal vicentino.

Ci soffermiamo sul documento dal titolo “Istruzioni per evitare le cadute in piano” ed in specifico sulle misure di prevenzione riguardo alla “terra”.

Le cadute in piano riguardano tutti i lavoratori, “possono provocare degli infortuni a chiunque, in tutti i luoghi ed in qualsiasi momento”. Possono avere cause molto diverse, ma “il fattore comune per tutte le cadute è comunque la perdita d'equilibrio”. E gli scivolamenti “rappresentano un sotto-insieme delle cadute: quelle per le quali la perdita d'equilibrio è provocata dallo scivolamento dei piedi sul suolo”.

Alcuni studi statistici hanno rilevato, ad esempio in una ricerca sugli infortuni nel territorio dell’ULSS dal 1992 al 2009 con prima prognosi di almeno 20 giorni, che “le cadute in piano rappresentano il 14% di tali eventi, ai quali si deve aggiungere un ulteriore 22% per caduta dall’alto”.

Altri studi qualitativi  hanno rilevato invece i principali fattori di rischio:

- “lo stato della superficie di appoggio dei piedi (grasso o umidità al suolo non antiscivolo);
- i sistemi di accesso ai veicoli o alle macchine (salendo e scendendo da …);
- le scale fisse e portatili, gli scalini (scalino metallico bagnato …);
- i liquidi, rottami, oggetti al suolo, neve o il ghiaccio (entrando in ditta scivolava sul ghiaccio.);
- l'effetto sorpresa (scendendo da …. è scivolato a causa di pozzanghera di acqua e olio)”;
- l'ingombro sia come causa dell’urto da cui deriva la perdita di equilibrio, sia come aggravamento dell'incidente in caso di caduta;
- “la mancanza di visibilità…;
- l’attività della vittima…;
- la fretta legata all’urgenza…;
- la scarsa conoscenza dell’ambiente di lavoro…;
- il tipo di calzature e di abbigliamento indossate”;
- le condizioni psico-fisiche.

Il documento continua riportando molte misure di prevenzione delle cadute in piano. Ne riportiamo alcune, rimandandovi alla lettura integrale del documento originale per una conoscenza più esaustiva delle più idonee attività di prevenzione.

La scelta e realizzazione dei pavimenti deve considerare le “caratteristiche antisdrucciolevoli del rivestimento, determinate dalla maggior o minor microrugosità della superficie e della sua conformazione”. Ad esempio è bene controllare che:
- “gli elementi che costituiscono la pavimentazione siano uniti tra loro e, se presentano giunture, queste siano larghe meno di 5 millimetri e realizzate con materiali durevoli nel tempo;
-  gli elementi siano piani e le eventuali asperità abbiano uno spessore massimo di 2 millimetri;
- sia certificata la caratteristica tecnica che conferisce ai materiali la qualità di ‘antisdrucciolevole’” (vedi le definizioni di pavimenti antisdrucciolevoli contenute nel D.M. 14/06/89 n°236);
- “i valori di attrito non si siano modificati per l'apposizione di strati di finitura lucidanti o di protezione;
- gli strati di supporto della pavimentazione siano idonei a sopportare nel tempo la pavimentazione ed i sovraccarichi previsti, e ad assicurare il bloccaggio duraturo degli elementi che la costituiscono”.

Le pavimentazioni non hanno poi una durata “illimitata”, ma “si possono deteriorare a causa di svariati fattori (invecchiamento dei materiali, condizioni di utilizzo, atmosferiche e microclimatiche, urti, sollecitazioni ...)”. È bene istituire perciò “una procedura che ci consenta lasostituzione tempestiva e/o il ripristino delle parti deteriorate ed il controllo periodico dello stato di conservazione prima che qualcuno scivoli o inciampi”.

Si consiglia poi di:
- porre attenzione agli zerbini, “soprattutto quelli posti alla partenza ed all’arrivo delle rampe di scale e, soprattutto, quando queste rappresentano anche delle vie di esodo in caso di emergenza”;
- prevedere tra il cancello pedonale e gli accessi degli edifici “almeno un percorso il più possibile in piano, senza scalini per superare i dislivelli e con caratteristiche che consentano un’agevole mobilità, prendendo come riferimento le caratteristiche dei percorsi riservati alle persone con ridotte o impedite capacità motorie”;
- porre attenzione ai “percorsi che conducono ai punti di raccolta in caso d’emergenza”;
- tenere come scorta, per la stagione invernale, “un certo quantitativo di sale antigelo (cloruro di sodio NaCl o cloruro di calcio CaCl2 che è largamente il più usato tra i due poiché la sua azione disgelante è considerata più efficace, soprattutto per la rapidità)”;
- utilizzare, per i calpestii, grigliati “a maglie fitte per non costituire ostacolo o pericolo di inciampo” (ad esempio “con i vuoti non attraversabili da una sfera di 2 centimetri di diametro);
- misurare “i gradini di ogni rampa di scale perché devono avere tutti le stesse dimensioni, sia le alzate (superfici verticali), che le pedate (superfici orizzontali)”. Comunque segnalare eventuali variazioni nelle dimensioni e assicurarsi che le “superfici dei gradini delle scale fisse presentino caratteristiche di tipo antisdrucciolevole”;
- delimitare “a pavimento con strisce di colore di contrasto (preferibilmente gialle), le aree di stoccaggio dei materiali e quelle di lavoro, in modo da creare delle vie di transito che garantiscano sia il passaggio dei mezzi di sollevamento che delle persone”;
- rimuovere eventuali tubi flessibili e cavi srotolati che ingombrano le aree di lavoro e di passaggio e di incoraggiare il personale a mantenere l’ambiente pulito e ordinato (eventualmente i cavi si possono proteggere “con apposite canaline a profilo arrotondato”, che non devono “però costituire a loro volta rischio di inciampo” o si possono utilizzare appositi avvolgitori per i cavi di collegamento);
- depositare i contenitori dei fluidi oleosi ed eseguire “i travasi all’interno di bacini, bacinelle o vasche di contenimento che abbiano dimensioni appropriate (capacità almeno pari al volume del recipiente di maggiori dimensioni), in modo da evitare il rischio di scivolamento in caso di spargimento sul suolo limitrofo per rottura dei fusti”;
- fare “eseguire le pulizie dei pavimenti al di fuori dell’orario di lavoro o, comunque, in ambienti non presidiati”, segnalando e vietando il passaggio in luoghi bagnati se ciò non è possibile;
-  mantenere le vie di circolazione per i pedoni libere da materiali che determinino pericoli di scivolamento e da materiale ingombrante;
- adottare “un programma scritto per la manutenzione e la pulizia ordinarie degli ambienti di lavoro e dei locali accessori (servizi igienico-assistenziali, depositi, magazzini, ...) e delle aree esterne di pertinenza aziendale, in particolare delle vie di transito pedonale;
- controllare che i “parapetti sul lato aperto delle scale fisse a gradini e dei pianerottoli possiedano un'altezza utile di almeno 1 metro a partire dal pavimento (misurata in verticale dal lembo superiore e, per le rampe, fino all’angolo fra pedata ed alzata dei gradini)” e che  “il lembo superiore del parapetto garantisca la presa sicura della mano”.
 
Riportiamo infine alcuni consigli rivolti ai lavoratori:
- utilizzare “calzature comode, traspiranti, chiuse e con suola antiscivolo, anche quando non sono obbligatorie calzature di sicurezza con puntale rigido e lamina antiforo”;
- circolare a piedi con almeno una mano libera senza caricarsi di pesi ingombranti: “per far questo utilizziamo dei mezzi di sollevamento e di trasporto adatti”;
- fare attenzione ai tacchi a spillo in ufficio: “tacchi alti e gonne strette possono causare cadute e scivoloni: meglio calzare scarpe basse e vestiti comodi”;
- mantenere “l’ambiente di lavoro il più possibile pulito e ordinato”.
 
ULSS di Vicenza, Regione Veneto, “Istruzioni per evitare le cadute in piano”, materiali predisposti a cura del Dott. Roberto Bronzato e Dott. Celestino Piz (formato PDF, 1.89 MB).
 
Fonte: Puntosicuro




  

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